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21.12.17

Ve ne dico 9




Il 2017 è stato un anno lunghissimo. Un anno in cui però ho ricominciato a leggere con una passione che negli anni precedenti si era un po' spenta.
Ho letto cose molto diverse fra loro, alcune buone e altre pessime. Per quelle pessime stendiamo il velo del non ricordo, per quelle buone faccio qui una lista, giusto per sapere cosa consigliare all'immancabile domanda: ma tu che leggi tanti libri, che libro mi consigli?
Ecco, siccome sono molto fiera che mi facciano questa domanda, la risposta è in questi libri, elencati nell'ordine in cui li ho letti.
Nella lista non ci sono Harry Potter e libri di Don DeLillo e di Paul Auster. Quelli non ve li consiglio quest'anno: ve li consiglio sempre.
Special mention a Purity, dì Franzen. Mentre scrivo non ho ancora ben chiaro se mi sia piaciuto o no, ma è un libro nel quale tornerei, mettiamola così.

MIGLIOR SOGNO REALIZZATO
Bruce Springsteen: Born to run

"Inside of me was where the real show was going on, and it was fireworks." 


Amo il Boss e dopo aver letto la sua vita raccontata così bene lo amo se possibile ancora di più. La storia di un uomo che è diventato una rockstar ma che è rimasto un figlio, un marito, un padre, uno che racconta storie. Mi è piaciuta molto la parte in cui ricorda la sua infanzia, le sue origini non mitizzate, la sua prima chitarra e la complicità con sua madre. Ma mi è piaciuto anche il suo senso dell'amicizia e l'ammissione dei propri fallimenti. La storia onesta di una persona di successo ma imperfetta.


MIGLIOR BESTIARIO BESTIALE
Tiziano Scarpa: Groppi d'amore nella scuraglia

"Tengo lu doglio d'ammure de tutto lu munno, picché aqquà ce se rimane sempre da suli."  


Un libro piccolo e immenso, che ho letto e riletto e ogni volta mi ha stupito di più. Alcune locuzioni che Scarpa ha inventato e usato in questo bestiario bestiale sono diventate parte del lessico familiare della mia famiglia.
(Con le amiche della biblioteca di Portogruaro ne abbiamo fatto una riuscitissima interpretazione la scorsa estate, e ne avevo scritto qui.)


MIGLIOR AMORE ETERNO
Iosif Brodskj: Fondamenta degli incurabili

 "Il paradiso e le vacanze hanno questo in comune: sono cose che hanno un prezzo, da pagare con la tua vita precedente." 


Una dichiarazione d'amore per una città che è non è quasi più città ma sogno, ricordo, illusione. Venezia come non la saprebbe amare forse nemmeno un veneziano. Vi si legge come un senso di smarrimento in questo labirinto di acqua e cielo e architettura fuori dal tempo. Ma non è solo smarrimento, è anche stupore, e bisogno di crogiolarsi in tutto questo. Poche pagine scritte divinamente a ricordarci che la bellezza è di tutti, come la grande letteratura, ma la vedono sempre in troppo pochi. 


MIGLIOR LUOGO PROTAGONISTA
Massimo Cuomo: Piccola osteria senza parole

"Una ferita si cura, tante ferite ammazzano. Dalle mie parti ci prendiamo una delusione al giorno, non di più. Aspettiamo che passi."




Costruito benissimo e capace di emozionare, questo romanzo racconta la provincia da dentro, senza stereotipi e senza moralismi, anzi, servendosene per superarli. I protagonisti sono vari e interessanti, ma il più interessante tra loro è il luogo in cui la storia è ambientata: una parte di questo nord-est di cui di solito ci raccontano solo i bollettini del traffico. Lo rileggerei volentieri.
(Ne ho letto alcuni brani per la maratona di lettura del Veneto e ne avevo parlato qui.) 

MIGLIOR AMORE TORMENTATO
Henri-Pierre Roché: Jules e Jim

"Da lontano, lei lo amò di più e gli ricostruì un'aureola."  

La storia di un amore combattuto in una guerra di trincea che lascia anche dei vinti. Leggevo e ci trovavo qualcosa estremamente contemporaneo, qualcosa di bello e di terribile come solo gli amori tormentati talvolta sanno essere.
Tra i buoni propositi per il nuovo anno ci mettiamo anche: leggere patimenti altrui ma evitare di procurarne e soprattutto di subirne.
(Mi ha turbata e piaciuto così tanto che ne avevo scritto qui.)


MIGLIOR INFANZIA
Astrid Lindgren: Vacanze all'isola dei gabbiani

"La vita è fatta di piccoli e grandi avvenimenti che si reggono fra loro come le pareti dei castelli di carte."

 

Un celebre incipit di Tolstoj suggerisce che tutte le famiglie felici sono uguali, la Lindgren, che di famiglie se ne intende in senso più moderno, fa un passo avanti e ci mostra che si può essere uguali senza essere conformisti. Questo romanzo trabocca felicità e gioia di vivere in un modo un può fuori dagli stereotipi, in modo libero.
(Mi piace così tanto che ne avevo scritto anche qui.)


MIGLIOR SCRITTRICE PROTAGONISTA
Serena Cappellozza: Bach è morto giovane

"Chissà, forse è questa la ricetta dell'amore: non frequentarsi."


Una raccolta di racconti che mi hanno divertita e che mi hanno fatto anche riflettere su quanto sappiamo essere imbecilli un po' tutti. L'ironia, che si legge già dal titolo, non è mai crudele e non è mai gratuita, fa sorridere e mentre sorridiamo sappiamo che lo stiamo facendo di qualcuno che per forza dobbiamo aver conosciuto e se non lo conosciamo, beh, magari siamo proprio noi.
Non so se ho scoperto questo libro grazie al fatto che l'autrice è una mia cara amica o se l'autrice è diventata una mia cara amica dopo che ho scoperto il libro. Per essere leggeri ci vuole una grande intelligenza, qui ho trovato una leggerezza intelligente che mi ha conquistata da subito.


MIGLIORE REALTA' IRREALIZZATA
Murakami: A sud del confine, a ovest del sole

"Gli esseri umani, a volte, sono destinati, per il solo fatto di esistere, a far male a qualcuno."

 

Murakami è uno dei miei scrittori preferiti, ma quando scrive cose "normali" mi piace perfino di più. In questo romanzo racconta di un uomo che conduce una vita soddisfacente e appagante, potrebbe essere perfino felice se non ci fosse nell'età adulta l'ombra di esperienze giovanili irrisolte. Non vi dico qui se e come si risolvono, ma vi dico che il finale di questa storia mi pare una delle situazioni più verosimili che abbia letto negli ultimi anni. Murakami lancia bengala nel buio, ma non necessariamente per farci ritrovare, più per ricordarci che siamo un po' tutti persi.

.
MIGLIORE E BASTA
Wislawa Szymborska: La gioia di scrivere

"E l'incorreggibile intento di ricominciare domani da capo." 


La poesia può raccontare qualsiasi cosa. In genere racconta l'amore, se è poesia scritta bene lo racconta fino a sublimarlo e a farci invidiare perfino le sofferenze che provoca. Se invece la poesia è Poesia tra i versi troviamo la vita, la morte, la guerra, l'infanzia e l'infinito. E' stato un vero onore farmi accompagnare per mesi ogni sera dai versi di questa raccolta imperdibile. 
Dice che noi conosciamo noi stessi fino al punto in cui siamo stati messi alla prova. Dice cose che fanno sorridere e piangere. Dice quanto siamo piccoli e immensi. 

Chiudo questo post con una citazione della Szymborska che ho incontrato spesso in rete e che adesso amo ancora di più; un verso che dice qualcosa di come è stato il mio 2017 e di come siamo poi sempre: soli, ma non per questo incapaci di volare:

Volo come si deve, ossia con le mie forze.




27.9.17

Il muso nel fango e gli occhi che brillano



Questo non è un post sui libri che leggo. Questo è un post sui fatti miei. 
Per una decina di anni ho creduto di aver allevato un perfetto baskettaro, sia moralmente che fisicamente. Fisicamente non per merito mio, certo, ma Andrea è alto e ben piazzato. Moralmente, non per merito completamente mio ma ci ho provato. 
Perchè ho provato a coltivare un baskettaro? 
Perchè a pallacanestro non ci si sporca di erba. 
Una motivazione un po' debole, ma provate a lavare i pantaloni lerci di erba e ne riparliamo. 

Insomma, credevo di essermi risparmiata il supplizio degli allenamenti en plein air e tutto quel che ne consegue, quando in un lunedì di settembre mi sono sentita chiedere: "mamma, posso fare gli allenamenti prova di rubgy?"

Rugby. Uno sport che vanta una quantità di laureati superiore alla media tra i suoi giocatori (me l'ha detto un amico, nonchè zio a distanza per vocazione), uno sport che fa del fair play la sua bandiera, uno sport che (cito da wikipedia) è un gioco che favorisce socializzazione e integrazione: possono giocare in squadre miste sia bambini che bambine.

Dopo il primo allenamento di prova mi è stata chiara subito una cosa: addio al calduccio rassicurante delle partite nei palazzetti.

Ma perchè? cos'ha il basket che non ti piace più, figlio mio, cosa?
Cosa ci sarà di bello nel tirare per le gambe uno fino a farlo cadere col muso sul fango, nell'avere un livido sulla coscia, nel tenere in bocca un paradenti che ti fa sembrare un papero, nel correre nella foschia maledetta che c'è nelle nostre pianure, figlio mio, cosa?
E niente, non è spiegabile. O meglio: spiegare non servirebbe a niente. 

Mi siedo al tavolo del bar della squadra, ordino un caffè alla signora che mi risponde con un sorriso vero e mi chiede se lo voglio corretto grappa. Sorseggio il mio macchiato latte, prendo il libro del momento e inizio a leggere. Mi si siede accanto una coppia di anziani: "Disturbiamo?" mi guardo attorno: è pieno di posti vuoti ma non mi viene da dirlo. "Non disturbate, tutt'altro". 
Chiacchieriamo di mio figlio e di loro nipote, finchè non si siede con noi una mamma che devia l'argomento sulla carenza cronica di lavori per laureati nella nostra zona e su quanto puzzano i ragazzini all'età dei nostri.Ordiniamo un altro caffè, in quattro questa volta. 
Fotografo il libro per la mia pagina instagram, ma non leggo più.

Mio figlio finisce l'allenamento che ha gli occhi brillanti di felicità. Vuole continuare.
Sono circondata da gente che chiacchiera e beve caffè e birra come se stessimo a una festa casuale. Stiamo tutti bene, non pare nemmeno che siamo qui per i marmocchi.

"Voglio continuare, mamma!" Beh, anch'io.

28.8.15

la mia vita nuova

percorrere la strada, un passo alla volta.



Sono passati ormai più di otto mesi. In una notte in cui iniziava l'inverno qualcosa succedeva perchè in me dovesse iniziare un'altra primavera.
Non vivo più con quello che era il mio compagno, non vivo più nella casa che ho visto costruire e in cui ho passato otto anni. Non sono stati anni semplici, ma sono stati i primi anni dei nostri figli e in qualche modo cercherò di ricordare e portare con me solo il meglio di quello che c'era.

Adesso non ho tempo di guardare indietro, anche se per forza di cose sono costretta a farlo.
Adesso devo pensare a ricostruire qualcosa di mio, una vita che sia degna della felicità che ho avuto in passato e che credo di meritare come tutti.

Ho scoperto in queste settimane, alcune terribili, altre felici, che essere genitore single mi sta dando una forza e un'autostima inimmaginabili fino a poco tempo fa. Soprattutto mi sono accorta che se la nostra fosse stata una separazione normale adesso sarebbe tutto finito e sarei una persona libera di pensare al mio futuro, cosa che al momento non posso ancora fare perché sono solo all'inizio di un percorso che non so dove mi  porterà.

Ho scoperto che non uscire il fine settimana non è affatto male. Le cene in cui ognuno guardava il suo whatsapp non mi mancano. Come diceva Caparezza, sono fuori dal tunnel del divertimento, sarò invecchiata precocemente, ma non sono più in grado di star fuori tanto per fare, e grazie al cielo questa è una cosa che d'ora in poi posso evitare senza incorrere in musi lunghi e senza dare spiegazioni.

Ho scoperto che con google maps e un buon caricabatterie da viaggio per iphone si può andare ovunque anche coi marmocchi, senza dover avere un uomo vicino. Abbiamo visto mostre, abbiamo fatto bird watching, abbiamo tifato la Reyer dagli spalti, abbiamo pattinato sul ghiaccio, abbiamo nuotato in piscina, ci siamo emozionati al cinema e ci siamo fatti una scorpacciata di cibo cinese. E poi siamo andati al mare, abbiamo adottato un cagnolino, abbiamo visto i fuochi d'artificio e fatto letture in biblioteca.
E in tutto questo ci sono state feste di compleanno, allenamenti di minibasket, recite di Natale, una festa di Carnevale, letture della buonanotte, compiti per casa e repliche di Peppa Pig.
Insomma, tutto normale. Come dovrebbe essere.

Insomma, verranno momenti no, ma sarebbero venuti anche in coppia. Ne erano già venuti, anche quando eravamo in coppia, tantissimi, alcuni davvero difficili da superare. Adesso sono finiti, almeno quelli.

continuare a giocare, senza arrendersi fino all'ultimo secondo.


29.7.14

letti in pubblico

Mentre scrivo è fine luglio, questa estate sta arrivando al suo culmine, tra poco andremo in ferie e voglio per questo tirare le somme di quello che ha significato per me e per i miei figli questo periodo così intenso e vitale.

Sputafavole all'opera

In primavera ho seguito un corso nella biblioteca della mia città e sono diventata lettrice volontaria per il progetto Nati per Leggere.
Per il momento ho fatto solo due letture in pubblico, sono state emozionanti, ho scoperto che la lettura mi arricchisce perfino di più se è condivisa. I bambini che sono venuti ad ascoltare la mia Pippi Calzelunghe e Aiuto! La luna non c'è più sono stati a dir poco straordinari. Ho scoperto un'intensità di comunicazione meravigliosa tra me, le mie compagne di lettura, la storia che interpretavo e il nostro pubblico. Una comunicazione fatta di sguardi, di sorrisi, di gestualità, oltre che delle parole che la storia ci offriva. Se amate leggere, se amate leggere per i bambini, se vi capita l'occasione, diventate lettori volontari. Vi stupirete di quanto bella possa essere una cosa che già di per sè è bellissima.


un momento di Notturni di Versi



A Portogruaro, oltre alle letture di noi volontarie, ci sono stati negli ultimi mesi anche almeno un altro paio di eventi che ci hanno molto coinvolto, come ad esempio il festival di poesie Notturni Di Versi.

Nonostante il tempo ci abbia fatto stare in ansia quasi ogni volta sulla possibilità di poter assistere alle letture pubbliche, io e miei figli siamo riusciti a seguirne parecchie, ogni volta provando io grande interesse ed emozione e mio figlio un entusiasmo che in tutta franchezza non mi sarei aspettata.

Gli artisti che si sono esibiti, alcuni dei quali hanno esposto le loro poesie e foto anche nella galleria d'arte dei mulini della nostra città, sono stati molto bravi e coinvolgenti.
Tra i vari eventi mi piace ricordare Ballate per il Nordest, e il poetry slam che si sono tenuti entrambi in una piazzetta in un luogo molto suggestivo della mia città.
La poesia ascoltata da una piazza in una sera d'estate è poesia al cubo, è vitale, è forte. La rassegna si è conclusa da qualche giorno, a noi un po' già manca.

i disegni di Gek Tessaro, Don Chisciotte

L'ultimo evento di cui vi voglio raccontare è un grande evento: Gek Tessaro ha portato il suo spettacolo Il cuore i Don Chiosciotte nel nostro comune, e in una serata di pioggia minacciata ma per fortuna mai arrivata ci ha intrattenuti per almeno un'ora con una bravura che fatico anche a trovare le parole per descrivere. Avevo scoperto questo autore grazie alle illustrazioni di Quando Noè cadde dall'arca, che ci aveva conquistati dalla prima lettura, ma vederlo in azione dal vivo è stato stupendo.

Con un proiettore, dei colori, e tanta (tantissima) maestria, ha recitato versi e animato contemporaneamente una storia sempre bella e tremendamente attuale, che fa parte del nostro bagaglio culturale collettivo, quella appunto di Don Chisciotte. L'ha resa divertente, l'ha recitata con un sottofondo mai banale di canzoni e musica appropriate, con giochi di luci e pause come si confà ad una grande rappresentazione scenica.
In tutto questo, non mi stanco di dirlo, spiccava la bravura incontestabile di un vero artista.

Gek Tessaro durante la performance


Noi adulti eravamo rapiti, i bambini non si stancavano di applaudire e di fare domande, perchè questo fanno i bambini quando amano davvero qualcosa: applaudono e fanno domande, a costo di disturbare noi adulti.
Mio figlio in almeno un paio di occasioni si è lasciato sfuggire un: che bravo che sei!
E non è uno che lo dice a tutti, quindi c'è da fidarsi.

i disegni di Gek Tessaro, mulini a vento
Noi in questa prima parte d'estate abbiamo scoperto assieme (lo hanno scoperto i miei figli, io me l'ero un po' dimenticato) che la letteratura e la poesia non sono cose da asociali e da snob come qualcuno ci vuole far credere. L'arte è vita gridata, è anarchia, è sfida in pubblico.
Nelle prossime settimane ci prenderemo una pausa dal blog e dalla vita social, ma sicuramente continueremo a fare vita sociale leggendo, leggendo da soli, leggendo in pubblico quando ci capiterà, ascoltando gli altri leggere se sarà possibile. 

16.6.14

parto da qui

Questa è la storia di un parto. Anzi: è la storia di due parti. No. Non c'è stato nessun parto.
Allora facciamo che questa è la storia di due partenze, una così così, una un po' meglio, ma se da qualche parte bisogna partire allora tanto vale farlo, sia come sia.


La prima storia si chiama Andrea, ed è iniziata in un grigio mattino di gennaio.
Scendo le scale per salutare il mio compagno che sta per andare al lavoro, e mi accorgo che qualcosa sta succedendo, qualcosa che però non è come dovrebbe.
Infatti decidiamo di andare in ospedale, Lorenzo sa che perdere le acque significa che l'attesa è quasi finita, ma non ci crede, siamo un po' in anticipo sui tempi, siamo ancora impreparati a questo evento. Ma i grandi eventi succedono quando vogliono loro, non quando crediamo noi. Siamo sereni e ottimisti, anche quando ci dicono: Il piccolo si sta soffocando col cordone, serve un cesareo d'urgenza.

Quello che viene dopo è un trambusto rapido e silenzioso: un quasi papà che si sente svenire vedendo un'ostetrica, una quasi nonna che arriva trafelata e vede tutto questo e piange, una quasi mamma che qualcosa di più grande di lei sta come stordendo. Non sento dolore in niente di quello che mi fanno, non sento gli aghi, non sento le flebo, niente.
Sento invece una voce e una carezza, la voce dell'anestesista che mi sussurra parole dolci con un accento siciliano che è pura poesia, la voce di Jovanotti alla radio che canta io lo so che non sono solo anche quando sono solo, io lo so che non sono solo, e rido e piango...
E poi la voce del mio Andrea. Io lo so che non sono solo.
Andrea per qualche cosa che se fossi credente non esiterei a definire miracolo, dopo una breve resa, ce la fa. Rosso in viso, sfinito, ma in salute e senza complicazioni.
Mio figlio. Per la prima volta. Mio figlio.

Aurora, lei invece no. Lei non ne vuole sapere di muoversi. Tanto che chiedo sempre a mia mamma e a mia nonna, che di figli ne capiscono: ma com'è che sono così diversi già nella pancia questi due?
Eppure. Aurora non ha fretta. Lei sonnecchia beata nella tana della mia pancia, come un giorno radioso che aspetta di splendere.
Ed arriva quando decide la dottoressa, perchè poi potrebbe essere pericoloso.
In una mattina di agosto, dopo una serata al mare a conclusione di una vacanza meravigliosa e serena.
Un'altra operazione, questa volta alla radio canta Cesare Cremonini: ho visto un posto che mi piace e si chiama mondo...
E la voce della dottoressa che operava e diceva in greco versi che parlavano di Aurora dalle dita di rosa.
Il suo faccino tondo e paffutello, quella smorfia che non dimenticherò mai che è cresciuta con lei.

Andrea e Aurora, due partenze così diverse, così uniche, come ogni volta che si parte. Ed è stata bella la partenza, in quel primo sguardo che mi ha unito ai miei figli, ma ancora più bello è il viaggio, ogni giorno, con lo stesso entusiasmo di allora.


Un po' in ritardo partecipo con questo post all'iniziativa Parto da qui di Maria Elena, Gab e Francesca  . Un'iniziativa molto bella, complimenti per l'idea.


15.6.14

Il fiore che più mi rappresenta




Amo molto le piante e i fiori, vivo in una casa con un giardino in cui amo stare, ma è in terrazza e in casa che il mio pollice verde può sfoggiare le sue migliori abilità.
In terrazza ho un piccolo orticello e tanti fiori. Ad alcuni sono molto affezionata, altri li pianto un po' per amore della bellezza, un po' per la vanità di vedere se riesco a farli vivere e rigogliare.
In un tempo che adesso mi pare lontanissimo c'erano anche piante grasse, succulente, meravigliose ma troppo spinose per lasciarle in un posto in cui di solito giocano i miei bambini.


E però. Però tra queste non c'è il fiore che mi rappresenta.
Quello me lo tengo in casa, chiuso nella stanza meno frequentata. Nel mio bagno rosso, sotto un soffitto con travi a vista, ci sono le mie orchidee.
Se fossi un fiore sarei una di loro. Non ho mai capito come si coltivano, e forse è per questo che mi piacciono.
Hanno le radici fuori dalla terra, le esibiscono come è giusto che sia: perchè sono parte di loro e sono parte della loro bellezza.
Hanno dei fiori meravigliosi che sbocciano quando pare a loro, sono grandi, assomigliano a bocche che non sai se vogliono parlarti o divorarti.
Hanno steli che si arrampicano ovunque, che non necessitano di terra particolare ma solo di aria da respirare e acqua da bere e un punto in cui appoggiarsi: il terriccio acidulo, il substrato sabbioso, i concimi, li lasciano ad altre piante. Come me, che sono felice con poco, ma quel poco dev'essere come dico io e non provate a staccarmici, perchè a quello che amo sono intrecciata con tutta me stessa.



Le colleziono da qualche anno, non potrei più immaginare una casa senza orchidee. Ogni volta che posso ne compro di nuove, e se mi regalano piante dicendomi: "non ti ho preso un'orchidea perchè so che ne hai tante!" beh, allora vuol dire che di me hanno capito davvero poco.



Questo post partecipa alla staffetta "di blog in blog" che trovate in questa pagina Facebook.
Ogni mese i partecipanti scelgono per sondaggio un argomento di cui scrivere nel proprio blog e da pubblicare lo stesso giorno alla stessa ora. L'argomento di questo mese è Il fiore che mi rappresenta è...
E con il mio post passo il "testimone" a Michela, e vediamo qual è il fiore che meglio la rappresenta.

1.6.14

Un luogo magico della mia città

Piazza della Repubblica: il monumento ai caduti e il municipio

Ogni tanto quando scrivo do per scontato che chi mi legga sappia più cose di me e della mia vita di quante non ne abbia mai dette. Ad esempio: sapete forse che vivo in Veneto e che ho un legame molto forte col Salento per origini e non solo, ma della mia città ho parlato poco, e credo che sia un vero peccato perchè nel suo piccolo qualche parola se la merita.

uno scorcio di canale poco fuori le vecchie mura della città

Vivo a Portogruaro, una città a misura di famiglia, bella da vedersi e adesso che ho figli anche da viversi. Da ragazza per divertimi andavo al mare, le spiagge di Bibione, Lignano, Caorle e Jesolo distano pochi chilometri, menre per fare shopping nella vicina Pordenone o a Treviso. Adesso che ho due figli e un lavoro che mi occupa più tempo di quanto vorrei, per stare bene non ho bisogno di spostarmi, mi basta prendere la bicicletta e fare un giro sul lungofiume.

il fiume visto da un ponte

Che detta così non sembra forse una grande cosa, ma vi garantisco che è davvero una meraviglia.
Perchè unisce due cose che amo alla follia: il piacere di stare coi miei figli e la bicicletta.
Quindi in queste sere di fine maggio in cui inizia a fare caldo, ma ancora di più tra poco, quando la scuola sarà finita e i miei marmocchi saranno meno stanchi, noi ci avviamo spensieratamente lungo le sponde del Lemene, a guardare le ochette e i cigni che dormono, a fare slalom tra la gente che passeggia o fa jogging, a chiacchierare come vecchie comari pedalando e pensando a dove andare a mangiare un gelato. 

uno scorcio dell'antica chiesetta della pescheria


Portogruaro, certo, non è solo questo. E' anche un centro storico ispirato niente meno che a Venezia, è un municipio dalla merlatura inconfondibile, è la Piazzetta della Pescheria con i mulini ad acqua e le ochette a cui portare il pane vecchio. Ed è bello esserci, soprattutto d'estate, che si rianima un po'.


il fiume Lemene visto dalla pista ciclabile che porta a Concordia Sagittaria
Io ho girato il mondo e amo farlo ad ogni scusa possibile. Ma amo anche il mio paesello, col suo dialetto un po' così, che sia i veneti che i friulani ci sfottono un po' perchè (dicono gli altri) non è nè carne nè pesce. Portogruaro, placida e inamovibile, all'apparenza, come l'acqua dei suoi fiumi. Poi basta trovare il punto giusto per godersi la vita, meglio se davanti a un buon spriz.

immancabile spriz

Con questo post partecipo per la prima volta e con grande piacere al Blogstorming del gruppo Facebook Blogger in Veneto


21.5.14

Liebster award

Qualche giorno fa ho ricevuto un regalo che mi ha fatto un grande piacere: il blog bacinidifarfalla mi ha citata tra i suoi blog preferiti, con questo gioco che vi ripropongo.
Si tratta del Liebster Award, che mira a mettere in collegamento blog con meno di 200 follwer.

Le regole sono:
  1. ringraziare il blog che ti ha nominato
  2. rispondere a 10 domande
  3. nominare altri 10 blog con meno di 200 follower
  4. proporre 10 domande a cui i nominati dovranno rispondere
  5. comunicare la nomina ai blog prescelti
Queste sono le mie risposte:

1. IL MIO MIGLIOR RICORDO DELL'INFANZIA
Mi ricordo mia nonna che raccoglieva i narcisi da farmi portare come omaggio alla maestra. Mi ricordo il loro giallo intenso e la loro leggerezza. E la voce di mia nonna, e i ringraziamenti infiniti della maestra.
 
2. SE POTESSI SCEGLIERE DI VIVERE DOVE VIVREI
Amo viaggiare, il mio cuore è in molti paesi. Ma tra Veneto e Friuli, dove passo le mie giornate, sto davvero bene. Se avessi il tappeto volante atterrerei di nuovo qui.

3. IL PRANZO DELLA DOMENICA INSIEME A ...
I miei genitori, mia nonna, i miei figli, quando è libero dal lavoro il mio compagno.
A casa dei miei, in primavera inoltrata così si può mangiare in giardino, nel silenzio domenicale e con un bicchiere di rosso tra le mani.

4. I MIEI SOGNI NEL CASSETTO
Sogno di essere sempre felice e inquieta come adesso mentre scrivo.

5. UNA FRASE CHE MIA MAMMA DICEVA E CHE ODIAVO E CHE ORA RIPETO AI MIEI FIGLI
"Se non la smettete vi buco il pallone!"
Un evergreen.

6. MIA MAMMA E'
Un portento.

7. IL REGALO PIU' BELLO CHE ABBIA MAI RICEVUTO
Mio fratello. Avevo sei anni, non avrei potuto desiderare qualcosa di più bello ed emozionante.

8. IL REGALO PIU' BELLO CHE ABBIA MAI FATTO 
 Ho regalato una coniglietta ai miei marmocchi. Ne sono stati felici, e lo sono tutti i giorni quando stanno con lei.
 
9. IL LIBRO CHE NON PUO' MANCARE SUL MIO COMODINO
Sul mio comodino ci sono sempre il libro in lettura al momento e una rivista di arredamento o di uncinetto.

10. SE VADO IN LIBRERIA, SO USCIRE SENZA COMPRARE? 
Sì: se la libreria è troppo commerciale, rumorosa, disordinata, io esco volentieri senza comprare niente.


Le mie domande sono:
  1. C'è un libro che ti ha cambiato la vita? 
  2. Qual è il tuo superpotere?
  3. La tua vita senza internet come sarebbe?
  4. Qual è il complimento che ricevi più volentieri?
  5. Quale donna ti rappresenta meglio?
  6. Qual è la tua parola preferita? 
  7. Sono a piede libero perchè non esiste il reato di...
  8. Cosa ti fa infuriare?
  9. Spriz o caffè?
  10. quale delle 9 domande precedenti avresti evitato o quale hai preferito?


I blog che invito sono:

  1. mentre dormono
  2. Mamma avvocato
  3. Mamma orsa curiosona
  4. Ali per volare radici per tornare
  5. Il gufo e la civetta 
  6. Mamma ci cova
  7. Mamma capra
  8. Cara Lilli 
  9. Neo Mamma on board
  10. Dal cassetto di Fren
Alcuni di questi blog sono già molto seguiti, ma mi andava comunque di segnalarli. Altri li seguivo da un po' senza esserne follower, ed è stata una scusa buona per diventarlo.



15.4.14

Nel mio armadio ho trovato...


Nel mio armadio ho trovato di tutto. No, non è un modo di dire.
Ci ho trovato davvero di tutto. Se è vero che dal caos nascono stelle danzanti, nei miei cassetti e nei miei armadi ci sono costellazioni meravigliose di luce e di vita.

Gli armadi, come le macchine che guidiamo, dicono di noi più di quello che ci piace raccontare.

io e la mia adorata nonnina in una foto "d'epoca"

Quindi apriamone uno a caso della mia camera da letto. E spuntano i soliti vestiti: quelli che uso ogni giorno per andare in ufficio, certo, ma anche quelli che non metto mai, ma proprio mai, e ai quali mi sono affezionata e che non ho il coraggio di buttare.
E lì, immobile e perfetta da almeno una ventina d'anni a questa parte, una giacca di pelle nera. Un regalo di mia nonna: la indossava lei da ragazza, erano gli anni sessanta e lei era una donna magra, bellissima e molto alla moda. Le era stata regalata dalla sua cognata preferita, quella di Napoli, quella che aveva il negozio al mare. Ha una storia quella giacca, e anche se il mio fisico ha deciso che non la devo più indossare, mi piace averla lì e guardarla ogni tanto e sapere che c'è. E ricordarmi delle prime corse al mare da sola, quando avevo appena preso la patente, ed ero anch'io magrissima e giovanissima e con una vita intera di gioia ed entusiasmi addosso.



Adesso io non sono più proprio giovanissima, mia nonna è decisamente anziana, magre abbiamo smesso da un pezzo di esserlo entrambe, ma la vita finora è stata gentile con noi, ed è bello ogni tanto ricordarcene, e accarezzare uno dei tanti fili che ci legano. Quella giacca nel mio armadio e il suo giardino in cui andare a raccogliere le peonie, mi ricordano che si può essere felici senza fare grandi cose, partendo da qui.



Questo post partecipa alla staffetta "di blog in blog" che trovate in questa pagina Facebook.
Ogni mese i partecipanti scelgono per sondaggio un argomento di cui scrivere nel proprio blog e da pubblicare lo stesso giorno alla stessa ora. L'argomento di questo mese è Nel mio armadio ho trovato...
E con questo post passo volentieri il "testimone" a Koko Pi: chissà cosa avrà trovato lei nel suo armadio. Leggetelo qui: ordinata-mente




15.3.14

Il web e la netiquette: cosa non sopporto online!

Per carattere e per formazione, nutro molto rispetto verso il prossimo nella vita di tutti i giorni e in rete. L'altro lato della medaglia è che dagli altri pretendo lo stesso trattamento, e quando mi accorgo che le cose non vanno così lo faccio notare e se lo ritengo necessario taglio i ponti.
Sembra brutale, ma io ho il compito di educare i miei figli, non di sopportare la maleducazione altrui. Qui però non voglio parlare di cafoneria o stalking, voglio raccontarvi semplicemente quello che non mi piace in rete. Quelli insomma che non blocco e non segnalo, ma a volte mi limito a non seguire o a seguire a volte sbuffando un po'.
La rete è bella perchè è varia. E il bello della rete è anche avere il tasto: smetti di seguire.

L'elenco dei piccoli grandi fastidi che non sopporto in rete sarebbe lungo, e varia da social a social.
Ammetto a malincuore che alcuni di questi comportamenti sono stati anche miei a volte o lo sono ancora. Detto questo, ecco qui cosa non mi va:
 
1) SU FACEBOOK
 
gomblottisti di tutta Italia, fate girare!

Quelli che si iscrivono ai gruppi e in generale ai social solo per farsi pubblicità.
Quelli che commentano qualunque cosa in qualunque posto per fare pubblicità alla loro pagina.
Quelli che "falla girare prima che censurino", in genere su link di bufale macroscopiche.
Quelli che postano polemiche che sono chiaro frutto di non conoscenza della costituzione, della realtà o delle persone coinvolte.
Quelli che polemizzano su tutto.

Quelli che postano foto di marmocchi dal test di gravidanza in poi, minuto per minuto.
Quelli che usano il dolore altrui per prendere like.



2) SU TWITTER

un mio refuso sul twitter. E io ODIO i refusi


Quelli che ti followano, aspettano il follow back e ti defollowano.
Quelli che fanno i trenini e ti ci mettono dentro a tua insaputa.
Quelli che credono di aver fatto un twit intelligente e dopo un tot di ore si rispondono da soli per farlo leggere a chi se lo fosse perso, così da avere ancora retwitt.
Quelli che postano solo frasi altrui e non si prendono la briga di citare la fonte.
Quelli che usano twitter per dire che hanno pubblicato una foto su facebook. Io ad esempio uso Twitter per dire che ho pubblicato una foto su Instagram, in genere non mi fila nessuno. La devo smettere.
Quelli che non rispondono alle interazioni, non retwittano mai, non sanno interagire: che si trovino uno specchio e che parlino da soli.
Quelli che polemizzano su tutto.
Quelli che postano aggiornamenti sui marmocchi dal test di gravidanza in poi, minuto per minuto.
Quelli che usano il dolore altrui per prendere retwit.



3) SU INSTAGRAM

quelli che su Instagram mettono anche cosa mangiano a colazione (tipo me, ad esempio)

Quelli che postano foto prese in rete (se sappiamo farci un account Instagram probabilmente sappiamo anche cercare e scaricare foto da Google. Risparmiatevi la fatica di farlo per noi)
Quelle di una certa età che postano foto di modelle per farsi commentare da uomini probabilmente alla frutta.
Quelli che mettono i like di default per avere un like in risposta (lo faccio anch'io, qualche volta. Fustigatemi.)
Quelli che a didascalia di una foto scrivono romanzi talmente lunghi che non li leggerei nemmeno se li avesse scritti De Lillo.
Quelli che postano minuto per minuto la loro giornata. Esiste un termine per i logorrici di immagini? Ecco, sono quelli.
Quelli che postano solo selfie. Ogni ora, in ogni occasione, con didascalie improbabili. Non seguirei nemmeno Scamarcio, se pubblicasse solo selfie, vedete voi.
Quelli che si fotografano per farsi compatire, che è molto diverso da fotografare un disagio.
Quelli che postano foto di marmocchi dal test di gravidanza in poi, minuto per minuto.
Quelli che usano il dolore altrui per prendere like.


4) SUL BLOG

Qui dico una cosa che faccio io e che può dar fastidio: leggo poco i blog degli altri. Non me ne vogliate, quelli che seguo li seguo davvero col cuore, ma il tempo è tiranno (ho già detto che odio anche le frasi fatte?!?)
Quindi sappiate che vi voglio bene e che se commentate qui aspettatevi che passi da voi, se non lo farò però non odiatemi: prima o poi passerò da voi, contateci!


Questo post partecipa alla staffetta "di blog in blog" che trovate in questa pagina Facebook.
Ogni mese i partecipanti scelgono per sondaggio un argomento di cui scrivere nel proprio blog e da pubblicare lo stesso giorno alla stessa ora. L'argomento di questo mese è Il web e la netiquette: cosa non sopporto online!
E qui c'è l'elenco dei blog partecipanti nel mese di marzo:




  1. Ilde Garritano - Mamma di Ludovica - www.mammadiludovica.com
  2. Sara - Stelllegemelle - http://www.stellegemelle.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
  3. Alessia scrap & craft - http://www.4blog.info/school
  4. Accidentaccio - accidentaccio.blogspot.it
  5. Ma la notte no!- www.malanotteno.wordpress.com
  6. Elisa - http://unaltracosabella.blogspot.it/
  7. Carla http://manidimammacarla.blogspot.it/
  8. Vita da Stre....mamma http://curvymommystyle.wordpress.com
  9. Norma - http://voglioilmondoacolori.blogspot.it/
  10. Simona -http://disoleediazzurro.wordpress.com/
  11. Giada- http://www.mammachevita.it
  12. Federica - http://mammamogliedonna.it/staffetta-di-blog-in-blog
  13. Micaela - http://www.lemcronache.blogspot.it/search/label/Staffetta
  14. Cristina - http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it/
  15. Marzia- www.quellocheunadonnadice.blogspot.it
  16. Berenice - http://chiomadiberenice.blogspot.it/

15.2.14

Vita online e vita reale. Rette parallele, convergenti o divergenti?

nella rete, chi più chi meno, ci siamo tutti
Quello dello scarto tra vita reale e vita in rete: un problema che, forse a torto, non mi sono mai posta seriamente.
Io sono come sono e la rete è un modo straordinario per esprimermi per la persona che mi sento nel momento in cui lo faccio. La rete è l'amplificatore, la voce è la mia. A volte stono, a volte canto da solista, a volte sto zitta. Va bene così.


Amici miei
Per me non è un problema parlare di eventi personali ad amici virtuali, amici coi quali spesso passo più tempo che con quelli reali. La distinzione è molto labile, a volte, e definire chi è un amico virtuale implicherebbe definire chi sia un amico reale, o cosa intendiamo per amico. La cosa fa talmente paura che per questa volta è meglio sorvolare.
Mi è capitato di conoscere di persona amiche con cui ho prima intessuto chat chilometriche, ed erano come erano nelle chat dei social: persone speciali, dotate di quelle doti che cerco qui dentro e là fuori: intelligenza e umanità.

dolcezze con amiche virtuali
Quello che non ho
Per creare identità parallele ci vogliono almeno un paio di cose che mi mancano: tanto tempo libero e una buona memoria. 
Tempo libero per costruire il proprio personaggio, per dosare ogni volta quello che si vuole dire e quello che si vuole nascondere.
Memoria per ricordarsi quanto sopra senza incorrere in contraddizioni o in avventatezze che renderebbero tutto vano.
In fondo però invidio quelli che riescono a tenere in piedi più identità. Per me sarebbe una fatica immensa.

io allo specchio (o selfie, vedete voi)
Questa sono io
Poi, tra il mentire e il non dire c'è un abisso. Non bisogna per forza dire tutto. Nè in rete nè altrove.
Questa che leggete qui, e molto più spesso su twitter e sempre più raramente su facebook, sono io come sarei al bar davanti a un caffè. Quello che leggete è il mio nome, quella che vedete è la mia faccia.
Sono io coi miei sfoghi quando qualcosa non va nella scuola dei bambini o in ufficio, quando mi entusiasmo per qualcosa o qualcuno, quando vi racconto se un libro mi è piaciuto o no. Ormai lo sanno tutti: amo Kundera, non sopporto la Mazzantini. 
Se sapete questo, in fondo, sapete di me più di quello che molte persone che mi frequentano da anni non hanno ancora capito.

un pezzo della mia libreria

Questo post partecipa alla staffetta "di blog in blog" che trovate in questa pagina Facebook.
Ogni mese i partecipanti scelgono per sondaggio un argomento di cui scrivere nel proprio blog e da pubblicare lo stesso giorno alla stessa ora. L'argomento di questo mese è Vita online e vita reale. Rette parallele, convergenti o divergenti?
E qui c'è l'elenco dei blog partecipanti nel mese di febbraio:

  1. Alessia scrap & craft - http://www.4blog.info/school
  2. MammaMoglieDonna - http://mammamogliedonna.it/staffetta-di-blog-in-blog
  3. Micaela Le Mcronache -  http://lemcronache.blogspot.it/search/label/Staffetta
  4. Emotions Mamy - http://emotionsmamy.blogspot.com
  5. Accidentaccio - http://accidentaccio.blogspot.it/
  6. Ordinata Mente - http://ordinata-mente.blogspot.it/search/label/staffetta%20di%20blog%20in%20blog
  7. Stregatta Ci Cova http://stregattacicova.blogspot.it/
  8. Arianna - http://www.conlemaninelsacher.blogspot.it/
  9. Carla - http://manidimammacarla.blogspot.it/
  10. Mammaalcubo - http://mammaalcubo.altervista.org/
  11. Marzia B. -http://www.quellocheunadonnadice.blogspot.it/
  12. Elisa Tinella http://unaltracosabella.blogspot.it/
  13. NeoMamma On Board http://neomammaonboard.blogspot.it/
  14. Ma la notte no! http://malanotteno.wordpress.com
  15. Cristina - http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it/search/label/Staffetta%20di%20blog%20in%20blog
  16. Norma - http://voglioilmondoacolori.blogspot.it/
  17. Mammamari http://mammamari.it/tag/di-blog-in-blog/
  18. Sara Stellegemelle http://www.stellegemelle.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
  19. Berenice  http://chiomadiberenice.blogspot.it/
  20. Sara http://www.nuvolositavariabile.com/
  21. Giulia Vita da Stre...mamma http://curvymommystyle.wordpress.com
  22.  Facciamo festa insieme http://facciamofestainsieme.blogspot.it/




    15.1.14

    Il solito proposito: quello che quest'anno riuscirò a realizzare (sul serio!)


    rompere i lucchetti senza chiave
    Io sono una persona coerente: i buoni propositi li mantengo sempre. Siccome sono una donna molto indulgente verso il prossimo ma soprattutto verso me stessa, scelgo un buon proposito all'anno e con quello la mia autostima veleggia alla grande per mesi. Se poi riesco a realizzarlo entro i primi mesi, beh, poi mi merito settimane e settimane di autocompiacimento e narcisismo. Insomma, sono una persona male, me ne vanto e va bene così.
    L'anno scorso, per esempio, il 6 gennaio ho smesso di allattare la mia seconda figlia. Aveva la veneranda età di 2 anni e mezzo, e smettendo con questo bel vizio che ci univa ho realizzato il buon proposito del 2013. Sono passati mesi e mesi da allora e ancora mi vanto di aver ottenuto l'obiettivo annuale in pochi giorni.

    Questo gennaio sta andando diversamente. Un po' perchè la mia vita sta prendendo una piega che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile, un po' perchè vai a capire che mi succede, non mi sentivo così disorientata dai grazie al cielo lontani tempi dell'adolescenza. Quindi capire cosa voglio o cosa voglio smettere, beh, it's complicated.

    Non voglio dimagrire (ho perso 12 kg in poche settimane per arrabbiature varie, direi che sto meglio grassa ma serena). Non voglio cambiare lavoro (60 km al giorno sono una fregatura ma sempre meglio di un contratto a termine). 
    Non voglio nulla di quello che sognavo gli altri anni, e lo dicevo, infatti, che è tutto complicato.

    stare solo con chi mi fa stare bene
    Allora, un solo proposito lo vogliamo trovare?
    Ecco qua: ci penso da giorni. Ed è quello di fare solo quello che mi rende felice.
    Oh oh oh, bella trovata, eh?
    No, non è così scontato. E sì, sto parlando da sola.

    Un esempio pratico di quello che prima facevo e non volevo fare?
    "Che dici di andare a cena da Tizio stasera?"
    Risposta della Tinella l'anno scorso: "ok, se ci tieni vengo".
    Risposta della Tinella di oggi: "non ci penso nemmeno. Da Tizio non mi diverto, quindi vacci solo/andateci soli".

    E avanti di questo passo.
    Come penso di cavarmela da sola a forza di "non ci penso nemmeno"?
    Mi sono iscritta a un corso di ballo. Ho in mente un paio di spettacoli teatrali da andare a vedere DA SOLA.
    Ho deciso come passerò DA SOLA le mie vacanze.

    Un solo obiettivo, magari più complesso di "dimagrisco un paio di kg" o di "smetto di allattare".
    Ma vuoi mettere la soddisfazione, se mai dovessi riuscirci?

    stare a casa a leggere se non voglio uscire
    Questo post partecipa alla staffetta "di blog in blog" che trovate in questa pagina Facebook.
    Ogni mese i partecipanti scelgono per sondaggio un argomento di cui scrivere nel proprio blog e da pubblicare lo stesso giorno alla stessa ora. L'argomento di questo mese è Il solito proposito: quello che quest'anno riuscirò a realizzare (sul serio!)
    E qui c'è l'elenco dei blog partecipanti nel mese di gennaio:

    1. Alessia scrap & craft - http://www.4blog.info/school
    2. OrdinataMente - http://ordinata-mente.blogspot.it/search/label/steffetta%20di%20blog%20in%20blog
    3. Sara Stellegemelle - http://www.stellegemelle.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
    4. Federica MammaMoglieDonna http://mammamogliedonna.it/staffetta-di-blog-in-blog
    5. Micaela le M Cronache http://lemcronache.blogspot.it/search/label/Staffetta
    6. Iaia Illuogodovetuttoaccade http://illuogodovetuttoaccade.blogspot.it/search/label/DiBloginBlog
    7.Carla costa http://manidimammacarla.blogspot.it/
    8. Elisa Tinella : http://unaltracosabella.blogspot.it
    9. Micio a bordo http://micioabordo.blogspot.it/
    10. Accidentaccio http://accidentaccio.blogspot.it/
    11. Amarcord Barcellona http://www.amarcordbarcellona.blogspot.com.es/
    12. Cecilia K http://ckmystyle.blogspot.it/search/label/staffetta-di-blog-in-blog
    13. Lucia Malanotte http://malanotteno.wordpress.com
    14. Cristina http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it/search/label/Staffetta%20di%20blog%20in%20blog
    15. Ilde Garritano www.mammadiludovica.com
    16. Ilde Garritano www.lemozionedellecose.com
    17. Giulia http://stregattacicova.blogspot.it
    18. Norma - http://voglioilmondoacolori.blogspot.it
    19.Marzia- http://www.quellocheunadonnadice.blogspot.it/
    20. Casa Organizzata - http://www.4blog.info/casaorganizzata/
    21. Cristina - http://lastranagiungla.blogspot.it/
    22. Mammamari http://mammamari.it/

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