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8.9.17

I PADRONI DELLA NOTTE

"E' come se ci fosse una bomba inesplosa che ticchetta piano nel suo cervello: ci sono migliaia di possibilità che l'aspettano lì fuori, nessuna che potrà realizzare."




Negli anni Novanta sono stata una appassionata lettrice di Trainspotting et similia: ho letto quasi tutto quello che potevo leggere di Irvine Welsh. A distanza di una ventina di anni mi sono imbattuta in un libro del 1975 che ha tutte le ragioni per essere il "padre" del genere, almeno per la Gran Bretagna industriale e operaia.
Il libro è Padroni della notte, dal quale è tratto l'omonimo film cult. E' ambientato in una cittadina del nord dell'Inghilterra, i protagonisti, che l'autore dice essere una sintesi di fantasia e realtà di persone che ha intervistato nei pub, sono ragazzi problematici: non sanno tenere un lavoro, non vogliono lavorare perchè lavorare, si diceva in quegli stessi anni, stanca. Il loro ambiente è il pub dove si alcolizzano, la strada dove vagano nella nebbia e nel buio della notte, gli stadi. Quando hanno l'amore non sanno che farsene, l'unica cosa che riesce a dar loro un guizzo di vitalità è la violenza: da sfogare sugli immigrati, sui tifosi della squadra avversaria, su chi è ricco, su chi li guarda in faccia, per qualunque pretesto insomma.

Un libro mai inutilmente violento però, dove le aggressioni vengono raccontate senza la morbosità che ho trovato a volte nei romanzi di Welsh, per tornare a lui. Questo è un aspetto che mi è piaciuto; non c'è morobosità nè giudizio morale, l'autore non difende e non accusa gli autori delle violenze indipendentemente dal fatto che si tratti di giovani perdigiorno o di poliziotti.

Le donne sono madri sole, sia che vivano con un marito sia che siano single: hanno amanti, figli, un lavoro, ma l'idea che ne ho ricavato è quella di una profonda solitudine e di un'emancipazione zoppicante. Gli uomini si uniscono nel branco, riescono a trovare un terreno comune almeno nella violenza. Le donne gravitano attorno agli uomini ma sostanzialmente sono un contorno: un oggetto sessuale, qualcuno che prepara la cena, che presta soldi. 

Un aspetto interessante è che ne I padroni della notte si parla di lavoro. E' con la questione di genere una tematica che mi sta molto a cuore, ho apprezzato come viene trattata qui. Si parla di operai, di magazzinieri, di commesse, di poliziotti. Lavori ordinari, che implicano fatica fisica e una retribuzione non eccezionale, che danno quanto basta per tirare avanti e che spesso non danno alcuna soddisfazione. Lavorare bisogna, ma ci vuole forza per fare tutto il giorno qualcosa di faticoso e demotivante quando si possono raccimolare soldi uscendo dalla legalità, con la droga o la violenza, in una società il cui modello è quello del vincente che vive felice senza apparente sforzo.

Il giorno è per la gente che sta nelle fabbriche, per quelli che scelgono una vita onesta, la notte ha le sue regole e i suoi padroni, del tutto diversi, non sempre vincenti, se mai lo sono davvero.


I padroni della notte
di Trevor Hoyle
trad. G. Zeuli
Dalai editore, 2008
anno di pubblicazione: 1975







 (Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma)

6.3.15

GLI ANNI AL CONTRARIO




Ogni tanto commetto l'errore di leggere il libro del momento. Quello che consigliano i personaggi famosi, gli intellettuali simpatici e rispettabili, quelli da cui ti aspetti una valutazione attendibile oltre che sincera. 
Qualche giorno fa ho finito di leggere Gli anni al contrario.
Titolo bellissimo, trama potenzialmente interessante, ambientazione un po' prevedibile (benedetti anni Settanta, che avremmo visto al cinema o scritto senza di voi?), amore e impegno politico. Sembre che non manchi proprio niente per fare di questo un esordio di successo, ma ovviamente non si può piacere a tutti.

La storia ripercorre la vita di due giovani, fino alla morte di lui.
Aurora e Giovanni si conoscono quando sono studenti universitari, vengono da famiglie con idee politiche diverse ma sostanzialmente accomunate da una certa agiatezza economica dovuta in entrambi i casi alla professione dei padri. Cosa facciano le madri, se lavorano, se hanno idee politiche o di altro genere non è dato saperlo. C'è qualche accenno alle occupazioni delle madri solo quando si parla di cosa cucinare (il pescespada, ovviamente il piatto preferito del figlio).

Si innamorano, Aurora resta incinta dopo una vacanza, si sposano con rito civile e vanno a vivere in una "casa in miniatura" a spese dei genitori, dato che sono ancora entrambi studenti. Resteranno studenti finchè dopo la laurea Aurora diventa insegnante e Giovanni vivacchia.
Dopo la delusione per non aver preso parte attivamente ai movimenti politici e combattenti cui invece avevano aderito alcuni suoi amici, Giovanni entra in una spirale di autodistruzione che non gli dà tregua. Inizia con i sonniferi, poi con le droghe leggere, con l'LSD, infine con l'eroina.

Giovanni è un padre eroinomane e poco affidabile, ma non per questo Aurora decide di intervenire drasticamente nel suo rapporto con la bambina che hanno: la piccola Mara va spesso via col papà, quando poi lui va in una comunità di recupero tra i due nasce un bel rapporto epistolare.

Infine Giovanni si ammala di AIDS, ma è un uomo fortunato perchè nonostante la malattia ha attorno al suo letto amici e parenti che gli danno l'ultimo saluto. In fondo, è stato fortunato nel corso di tutta la sua vita e di tutto il romanzo: non ha mai dovuto lavorare se non saltuariamente, si è costituito per una bomba lanciata in un'azienda ma la cosa non ha alcuna conseguenza, dimentica di badare alla figlia quando se la porta con sè ma la figlia non si perde e non le succede niente.


Insomma, vorrei tanto capire cosa è piaciuto di questo romanzo.
Il fatto che Aurora continui a rimanere fedele a un uomo che tradisce lei e se stesso? Il fatto che si possa amare un padre a dispetto di come il padre si comporta con i suoi figli? Il fatto che si possa vivere bene e fare vacanze in giro per la Sicilia o andare altrove senza dover lavorare per poterselo permettere?
Non c'è bisogno di essere intellettuali di sinistra per capire che non c'è in questo romanzo un solo valore di sinistra ad essere rappresentato. Manca l'impegno serio, manca il rispetto per il lavoro, manca l'equità tra maschi e femmine, manca il sano materialismo di cui a un certo punto abbiamo smesso di parlare per vagheggiare di un tempo perduto che io personalmente non rimpiango per niente.

(Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma)




Gli anni al contrario
Nadia Terranova
Einaudi, 2015

6.2.15

GABRIELE E' TROPPO ALTO!



.


Questo è uno dei librini che potrei definire buono nelle intenzioni, anche se come ben sappiamo alle intenzioni non corrisponde necessariamente un buon risultato.

Gabriele è un bravo coniglietto, ma è molto più alto dei suoi compagni di scuola e per questo viene da tutti deriso e isolato. Per non essere escluso Gabriele fa di tutto: mangia meno per non crescere, cammina piegato, cerca di passare inosservato ma non riesce a farsi accettare. La mamma allora lo porta dal dottore che lo rassicura e gli dà coraggio, e lì dal dottore conosce una coniglietta che si sente emarginata perché non cresce alta come gli altri.

Il lieto fine è che Gabriele diventa un campione di basket molto ammirato e la coniglietta Adele gli mette al collo una medaglia dicendo che alti o bassi basta essere amici.




A parte la semplicità del testo che può essere adatta ai bambini molto piccoli a cui questo librino è rivolto, mi chiedo se continuare a ragionare per stereotipi faccia bene ai bambini o se li fossilizzi ulteriormente negli schemi mentali di noi adulti.
Ci sono due figure di adulti nella breve storia: la mamma e il dottore. Ovviamente il genitore è la femmina e lo specialista è il maschio.
Ci sono due bambini che hanno difficoltà ad essere accettati nella breve storia: Gabriele perché è troppo alto e Adele perché è troppo bassa. Come risolvono la questione? Gabriele diventando un eroe dello sport, Adele arrampicandosi per mettergli al collo una medaglia. A lui gli onori, a lei l'onere di lodarlo in pubblico.

Io capisco che non dovrei pretendere troppo da ogni libro per bambini che mi capita per le mani, ma mi chiedo: ha davvero senso voler sconfiggere bullismo e stereotipi, se poi siamo noi i primi a perpetrarli? o ci sono stereotipi di serie A e altri di serie B?


Gabriele è troppo alto!
di Mymi Doinet e Nanou
ed. Zetabeta, 2005

14.11.14

MI PIACE SPIDERMAN... E ALLORA?




Avevamo questo libro sul comodino da un po' di tempo, finalmente ci siamo decisi a leggerlo. Finalmente perchè ne vale la pena davvero, perchè i libri sulla questione di genere iniziano a trovare spazio negli ultimi tempi e questa è una gran cosa.

Il libro racconta di Cloe, una bambina che, a differenza della quasi totalità delle sue compagne di scuola, ama Spiderman, le figurine dei Gormiti, il calcio e tutto quello che purtroppo viene per la sua generazione concesso o pensato solo ai maschi.
Le femmine non dovrebbero apprezzare altro che le principesse, non dovrebbero fare uno sport ma ballare, e da grandi magari diventare come le donne i cui corpi servono a far crescere l'audience in televisione o a vendere ogni genere di prodotto in tutti i media.
I genitori di Cloe però, a differenza di tutte le altre persone in cui si imbatte quotidianamente la bambina, non si preoccupano per i gusti della loro figlia, anzi, li assecondano e le sono da esempio nella loro straordinaria apertura mentale.

Alla fine di questo libricino Cloe è ancora della sua idea e sfoggia serenamente il suo zainetto di Spiderman, i suoi compagni di scuola ci si sono abituati, un suo compagno le dice che fa bene a continuare così e lei è felice delle sue scelte.

In poche pagine la Vezzoli ci dice qualcosa che tutti noi adulti da troppo tempo facciamo finta di non sentire: stiamo letteralmente tarpando le ali a una generazione, quella delle nostre figlie, che in quanto femmine non fanno sport (men che meno sport di squadra, si sa, le bambine sognano tutte di fare le ballerine), non giocano da scalmanate perchè è roba da maschi, non sognano di fare una professione perchè devono diventare genericamente principesse e via di questo passo.
Da sottofondo a tutto questo c'è la mercificazione del nudo femminile usato a scopo commerciale in qualunque contesto e senza alcun filtro su quello che arriva ai bambini.

In aggiunta a tutto questo c'è poi l'ipocrisia di non accettare le unioni omosessuali, cosa che genitori di Cloe invece accettano senza porsi nemmeno il problema. Perchè siamo in una società bigotta da una parte (il matrimonio e il matrimonio eterosessuale, il sommo valore della famiglia difesi a spada tratta) e misogina dall'altra (le donne usate nè più nè meno che come oggetti da sfruttare e da reprimere).
Ma siamo davvero sicuri che queste due facce della società siano davvero due facce, e non la stessa?

I miei figli hanno due genitori etero ma non sposati. I miei figli sono abituati a conoscere e a frequentare coppie omosessuali. Mio figlio e mia figlia non hanno giochi da maschi o da femmine, hanno giochi e libri che non parlano di principesse senza cervello o di maschi violenti.
L'educazione alla parità di genere a casa nostra è naturale, è la normalità. Io vorrei davvero che tutti i bambini avessero la stessa fortuna dei miei e di Cloe, e che potessero tutti esprimere la loro personalità in ogni suo aspetto, e non il loro semplice essere maschio o femmina come vuole il marketing.


Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma e all'iniziativa Condividiamo un Libro del gruppo Facebook La Biblioteca di Filippo

Mi piace Spiderman, e allora?
di Giorgia Vezzoli
illustrato da Massimiliano Di Lauro
ed. Settenove


Per info:
Settenove ed.
Giorgia Vezzoli



10.10.14

ETTORE. L'UOMO STRAORDINARIAMENTE FORTE





Io lo so che ogni volta che parlo di un libro per bambini qui dico: questo è un libro bellissimo, ma che ci volete fare, sono una donna fortunata e ultimamente leggo cose notevoli, soprattutto grazie ai suggerimenti che trovo in rete e nei gruppi di lettura in biblioteca.

Questo libro per esempio l'ho scoperto seguendo una casa editrice che pubblica storie che aiutano a superare gli stereotipi di genere, un tema che mi sta a cuore forse più di ogni altro.


Ettore è un uomo dalla forza indiscutibile: al circo si esibisce mostrando i muscoli e suscitando ammirazione e invidia. L'ammirazione da parte del pubblico e della ballerina di cui è innamorato, l'invidia da parte di due domatori di animali feroci. I domatori scoprono che l'hobby segreto di Ettore è fare la maglia e per umiliarlo rendono pubblica questa sua attività considerata inadatta a un vero uomo.
Alla fine Ettore conquisterà la sua amata ballerina grazie alla dolcezza e alla tenerezza che questo suo lato nascosto sono riuscite a suscitare, e il circo diventerà un posto dove la forza è soave e non violenta.




Come potrei non amare un libro così? 
Mio figlio l'ha voluto ascoltare a ripetizione per sere e sere. Mia figlia era estasiata dalla dolcezza del protagonista. E io, da lettrice e da mamma non posso che essere contenta del loro entusiasmo.

Perchè qui si dice una cosa importantissima che dovremmo insegnare a tutti, a partire dagli adulti se siamo ancora in tempo: la forza e la violenza sono due cose diverse. La forza è quella virtù che ti permette di dominare te stesso, non gli altri. Ettore ha i muscoli ma non li usa per prevaricare sugli animali in gabbia, non gli interessa dimostrare niente.

E un'altra cosa: sensibilità e forza non si escludono. Se sei un uomo e sei incline ad attività delicate, se ami la bellezza, non sei affatto meno uomo, anzi: hai qualcosa in più di cui non dovresti vergognarti, anche se ti insegneranno il contrario.

E poi ancora: siamo così sicuri che stare soli sia da sfigati? Un uomo forte non ha bisogno del branco per far valere le sue idee, le ha e le coltiva anche in solitudine, mentre i domatori per fargli dispetto devono agire in coppia, come il gatto e la volpe che in qualche modo mi hanno ricordato.

Questo libro andrebbe letto a tutti i bambini, loro capiscono al volo il senso di quello che ci vuole dire. Resta da capire se siamo in grado di capirlo noi, ma questa è un'altra storia.


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Ettore. L'uomo straordinariamente forte.
di Magali Le Huche
ed. Settenove

per info:
Settenove edizioni


25.7.14

SEI COME SEI



Ho deciso di leggere questo libro perchè è molto discusso, e volevo capire se fosse utile farlo leggere a scuola come proposto da alcune associazioni per la lotta contro gli stereotipi di genere, o se fosse invece da condannare come obiettano alcune associazioni di genitori e alcune fronde politiche. 

La storia è quella di una ragazzina figlia di una coppia di uomini, uno dei quali (quello naturale, quindi l'unico padre secondo la legge italiana) muore e lei viene affidata alla famiglia di lui. A seguito di un brutto episodio che la rende quasi omicida di un compagno di classe che la derideva, la ragazzina va a cercare l'altro uomo che l'aveva cresciuta, l'altro suo papà, quello che per la legge non esiste.

Attraverso la loro storia l'autrice ci mostra un mondo gay che non ha niente a che vedere con la depravazione e con l'esibizionismo di cui molte volte e secondo me a sproposito viene tacciato.
Essere omosessuali non significa nient'altro che amare una persona del proprio stesso sesso e quindi, ci suggerisce questo romanzo, non ha senso togliere a chi è omosessuale la possibilità di avere una famiglia riconosciuta dalla legge e dei figli.
Io sono d'accordo con questa tesi, certo sostenere una buona tesi e scrivere un buon romanzo sono cose molto diverse ma per fortuna in questo caso le due cose non si escludono.

Sei come sei si legge facilmente, è un romanzo che mi ha incuriosita e conquistata dalla prima pagina. La trama è stata scritta in un modo per niente banale, viene voglia di seguire il viaggio e la storia di tutti i personaggi man mano che compaiono nella narrazione.
Credo però che questo sia anche un limite della narrazione stessa: non c'è un percorso lineare nella vicenda, e agli inizi seguire i personaggi risulta un po' faticoso.

Il tema dell'omosessualità e dell'assurdità di ogni pregiudizio verso le famiglie arcobaleno viene trattato in modo a mio parere ineccepibile. Questo grande amore fra due uomini viene raccontato esattamente per quello che è: un grande amore tra due persone adulte. Ecco io questo l'ho trovato straordinario, perchè non viene descritto nè come migliore nè come peggiore di tante altre storie che viviamo o che leggiamo quotidianamente. Perchè è questa la verità: gay o etero, l'amore è amore, la famiglia è famiglia. Tutte noi abbiamo amiche che ci hanno fatto confidenze disperate per uomini etero e a tutti gli effetti inadatti al ruolo di compagni e di padri, tutte noi siamo state almeno qualche volta nella vita la croce e delizia di un uomo con cui le cose non andavano come avrebbero dovuto. I meccanismi umani, le relazioni, i sentimenti, sono qualcosa di troppo grande e troppo complesso per essere incasellati in ruoli come padre-madre, marito-moglie e via dicendo, questo io credo e questo ho letto nel romanzo della Mazzucco.

Solo una cosa non ho trovato all'altezza della situazione, e di questo onestamente mi sono un po' dispiaciuta e vorrei aver semplicemente frainteso le parole e le intenzioni della scrittrice.
Mi dispiace aver trovato in alcune pagine di Sei come sei i luoghi comuni sulle donne che non mi sarei mai aspettata in un romanzo che viene indicato come guida contro gli stereotipi di genere.
Si dice ad esempio di una donna di brutto aspetto fisico che non è adatta a parlare d'amore perchè non può saperne niente, e in un'occasione si fa riferimento a un modo di lasciarsi delle coppie etero che sarebbe secondo la narrazione meno sereno, più drammatizzato.
L'amore è amore, fine, e forse è quello che l'autrice intende e spero di cuore di aver capito male.

Poi una cosa vorrei dire: concepire un figlio avvantaggiandosi della povertà altrui non è un gesto molto nobile. Dal romanzo si capisce bene. Io sogno un futuro in cui le coppie gay possano avere figli, ma senza averli sfruttando la loro ricchezza quando è possibile. Ovviamente sono dello stesso avviso anche per le coppie etero.

Detto questo: ve lo consiglio. Leggetelo, e riflettete, perchè a questo servono i bei romanzi: a farsi leggere con piacere e a far riflettere.

(Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma)




27.6.14

BETTA SA ANDARE IN BICICLETTA



Qualche settimana fa si è svolta a Portogruaro il festival della bicicletta Ciclomundi. Tra le varie bancarelle ce n'era una dell'editore Ediciclo, che proponeva anche libri per bambini di altre case editrici ma con libri aventi il tema del viaggio o della bicicletta.
Abbiamo scelto Betta sa andare in bicicletta, che è stato scritto dall'autrice di Pippi Calzelughe, il mio eroe per eccellenza.

Il libro si legge in un paio di serate, e racconta della piccola Betta, che invidia il fratellino e la sorellina più grandi che hanno già una bicicletta mentre lei ancora ha solo il triciclo. Per avere una bicicletta è disposta a tutto: perfino a rubare quella della vicina di casa.
Tra cadute rocambolesche e pianti inconsolabili arriva infine papà a portarle la tanto sognata bici, che lei sa già usare, o almeno, di questo Betta è fermamente convinta.


Al di là della trama e dei disegni di questo racconto, mi piace sottolineare alcuni aspetti non secondari della storia che abbiamo letto io e miei marmocchi.
Betta è una bambina di cinque anni molto diversa da come ci hanno abituati a immaginare le bambine di quella età.
Non gioca con le bambole, gioca con le macchinine. E' bugiarda, ma nessuno si sogna di sgridarla per questo: da che mondo è mondo i bambini sono bugiardi, hanno tanta fantasia e inventano storie.
E' determinata: vuole la bicicletta e per averla è disposta anche a prenderla di nascosto alla sua vicina di casa.
E' vanitosa: è felice di aver ricevuto un braccialetto per il suo compleanno, ma questo non fa di lei una bambina vezzosa, non diventa per questo una piccola principessa rosa.
Siamo davanti a una forza della natura, a come dovrebbero essere tutte le bambine del mondo se le lasciassimo fare.

Betta, come Pippi Calzelunghe, ci dice che ci sono mille modi diversi di essere una bambina, purchè si possa esserlo in libertà e senza condizionamenti.


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Betta sa andare in bicicletta
di Astrid Lindgren
ill. Ilon Wickland
trad. R. Colonna Dahlmann
ed. Il gioco di leggere

Per info:







31.3.14

letti in marzo




Sono convinta che i libri, come tutta l'arte, per essere buoni non debbano essere nè per maschi nè per femmine. Questo mese ho letto quattro libri scritti da donne, e siccome sono davvero interessanti e divertenti li consiglio anche agli uomini.

In quel cortile di Mosca (Ljudmila Ulickaja)


"Sono rare le persone che dicono: ho tutto. Di solito hanno tutti pochissimo. Non c'è nulla che non vogliano, s'infuriano, soffrono, odiano a morte, e tutto per invidia di quello che ha l'altro"

La Ulickaja è una scrittrice che vi consiglio caramente di leggere. Questa è l'ultima delle sue pubblicazioni arrivate in Italia nella quale mi sono imbattuta: si tratta di una raccolta di racconti che hanno donne come protagoniste. Donne molto diverse: una madre forte e amorevole in La figlia di Buchara, un'amante appassionata e fragile in La casa di Ljalja, un'anziana libera e vanitosa in Gulja...
Lo sfondo è quello della Mosca povera e dignitosa del dopoguerra, una città vista dai suoi cortili certo, ma anche dalle stanze di appartamenti espropriati o divisi, da palazzi e da scale maleodoranti. Sembra di conoscerle una ad una, queste donne, nella loro normalità, in un guizzo di originalità che le fa spiccare tra tante, nella forza immensa che le fa dominare gli altri e nella tenerezza che le fa risplendere d'improvviso. Una raccolta che mi ha rapita e incantata, non c'è stato un solo racconto che abbia deluso le mie aspettative.


L'amore in un clima freddo (Nancy Mitford)



"Quello che amo dell'amore è quando l'altro non ha ancora scoperto come sono"


Questo romanzo racconta la gioventù nella buona società nell'Inghilterra negli anni della crisi del '29. L'amore è il protagonista, certo, ma anche il dovere sociale al matrimonio per ogni ragazza che si rispetti: l'aveva detto Jane Austen, qui viene ribadito il concetto, ma anche e soprattutto ridicolizzato.
Mi interessa sempre molto come vengono descritte le donne nei romanzi, e qui non si lesina l'ironia sulla crudeltà dovuta a una donna capace di esercitare la propria libertà: la madre della narratrice ha avuto più di un marito e varie avventure, ed è per questo soprannominata dalla buona società come "la fuggitiva". Ma il sarcasmo non si ferma su di lei, ce n'è per gli uomini che molestano le ragazzine, per gli psicanalisti, per i politici, per gli aristocratici. Non si risparmia nessuno, o quasi, e sempre viene messo sui personaggi uno sguardo implcabile ma divertito allo stesso tempo.
Un bel romanzo che non ha smesso un attimo di divertirmi, da leggere davanti a una buona tazza di te o come ho fatto io: portandomelo dappertutto. Humour inglese al suo meglio.

Nemico, amico, amante... (Alice Munro) 



"Mi sentivo in pericolo ogni volta che ero a casa. Il pericolo di vedere la mia vita attraverso occhi che non fossero i miei"

Ho una grande passione per i racconti. Di Munro avevo letto anche Troppa Felicità e mi ero ripromessa di tornare da lei quanto prima.
Qui si parla di infanzia, di malattia, di matrimoni falliti, di tragedie familiari e di altri temi che si potrebbero definire "i grandi temi" della vita, senza sfociare nella retorica fine a se stessa.
L'emancipazione femminile passa attraverso la realtà di donne che lasciano un marito per fare la propria vita a costo di farla lontano dalle figlie, per esempio. E passa per i gesti delle protagoniste che non sono mai scontati, che sono a ben guardare molto più libere di quanto siano molte di noi nel nostro paese ancora oggi. Grandi eventi che cambiano il corso di un'esistenza e altri che su quella stessa esistenza gettano una luce del tutto nuova, descritti con un linguaggio e uno stile che non hanno nè morbosità nè leziosità. Ogni volta che la leggo, mi viene voglia di tornare a leggerla.

L'albergo delle donne tristi (Marcela Serrano)


"E' strano quello che ci sta succedendo... Siamo cresciute, siamo capaci di stare al mondo, eppure siamo più sole che mai."


Il titolo, ammettiamolo, non è molto accattivante, o almeno non lo è per me che non sono in questo momento una donna triste, nè in senso letterale nè in senso lato.
Il libro però è molto bello: vi si racconta di un albergo in cui vanno a stare per un periodo donne che per vari motivi sono "tristi" appunto, e questo vale come punto di partenza per dirci le loro storie, le loro personalità, in particolare la storia di Floreana.
Si parla d'amore, del ruolo della donna, della difficoltà che spesso le donne hanno ad affermarsi come persone anche quando sono professioniste stimate, a sentirsi accettate da se stesse e dalla società. C'è una grande capacità di comprensione dei personaggi in questo romanzo. Davvero questo libro ha avuto la capacità di sorprendermi e incantarmi allo stesso tempo, mi ha affascinata il modo in cui la Serrano sia riuscita a parlare di noi mostrando punti di vista non necessariamente femminili e fuori da ogni ideologia e pregiudizio.

Potrei parlare di queste grandi scrittrici per ore, le ho amate tanto per motivi diversi. Trovo straordinario come delle vere artiste sappiano parlare della normalità in modo tanto straordinario.




29.11.13

PINGU E LA SUA FAMIGLIA

Ogni tanto dai nostri scaffali spunta una vecchia conoscenza travestita da new entry: ovvero ci capita per le mani un libro che ci aveva regalato chissà chi, usato, e che per qualche strana ragione non avevamo ancora letto.
Questa settimana è stata la volta di Pingu e la sua famiglia.
Questo libricino è composto da tre storie che raccontano tre momenti diversi della vita della famiglia di Pingu: Pingu che accompagna papà al lavoro, Pingu che aiuta a covare l'uovo che contiene il fratellino o la sorellina, e infine la nascita della sorellina appunto.
Tre storie semplici che raccontano una famiglia come è davvero: gente che lavora, attese cariche di ansia e aspettative che si sciolgono in una foto ricordo di una giovane famiglia, bambini che fanno capricci e genitori che si arrabbiano ma poi capiscono.
Tutto molto bello, molto vicino all'esperienza media di ogni bambino, di sicuro vicino all'esperienza dei miei bambini, che infatti hanno apprezzato molto.

Solo un paio di osservazioni da adulta: nel primo racconto è solo papà che lavora. Non capita spesso di leggere storie per bambini in cui anche la mamma lavora, ogni volta lo sottolineo perchè ogni volta mi rammarico della distanza delle storie per bambini dalla realtà di molti bambini.
A compensare questo però ho trovato meravigliosa l'immagine di Papà Pinguino che fa la maglia e cova l'uovo e fa i lavori di casa quanto Mamma Pinguino. Insomma, ci si potrebbe lamentare sul discorso della parità di genere, ma per questa volta lo evitiamo volentieri.

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Pingu e la sua famiglia
di  Sybille von Flüe
Dami editore




15.11.13

se fossi un uomo



Se fossi un uomo mi alzerei presto la mattina, controllerei sullo smartphone che nessuno mi abbia cercato nella notte (la suoneria nel mio telefono è del tutto inutile quando sto coi miei figli), mi farei una moka enorme di caffè forte e me lo berrei con calma leggendo un libro sui cambiamenti climatici.
Mi vestirei in fretta, chiamerei mio figlio e gli direi cose tipo: sbrigati che faccio tardi al lavoro.
Se poi in effetti mio figlio facesse presto, dopo averlo lasciato davanti alla scuola mi fermerei al bar vicino al benzinaio e mi sorseggerei un altro caffè da solo, questa volta davanti alla pagina di cronaca nera di un quotidiano.
Farei benzina, imboccherei l'autostrada e me ne andrei a passare le mie solite otto ore in ufficio.
Nell'ora di pausa me ne starei a cincischiare sullo smartphone (ok ammettiamo che sono fissato) oppure tornerei a leggere quel libro a cui accennavo prima. Oppure me ne andrei a bere un altro caffè, o un aperitivo, al bar vicino alla ditta. Certo non da solo, questa volta, che la vita social va bene ma vuoi mettere una chiacchierata con un amico in carne e ossa?


Se fossi un uomo uscirei dall'ufficio che è sera, dei marmocchi si occuperebbe l'altro genitore, arriverei per cena e se capitasse che nessuno ha cucinato scongelerei qualcosa e ceneremmo assieme chiedendo com'è andata, e dicendo: voi non sapete che giornata ho avuto!
Poi staremmo sul tappeto del soggiorno a giocare, o ci metteremmo sotto le coperte a guardare un programma trash in televisione.
Se fossi un uomo la mia giornata finirebbe con il solito libro sulle gambe e due marmocchi che russano nell'altra stanza. Sarei una persona soddisfatta: avrei una vita sociale normale, un lavoro che mi tiene impegnata la testa e che mi dà da vivere, un'auto di cui sarei il solo a occuparmi e che considererei a buona ragione una mia estensione fisica.
Se fossi un uomo avrei letture intelligenti e battute a doppio senso sempre pronte. Sarei una persona realizzata non solo negli affetti, a ben guardare non mi definirei mai "papà" come prima cosa, mentre il mondo è pieno di donne che cominciano a parlare di sè dicendosi "mamma" e tralasciando tutto il resto.

Ah, piccolo dettaglio: se fossi uomo, sarei esattamente quello che ho descritto, perchè questa è la mia giornata tipo. Per me essere uomo o donna non fa differenza, avere un figlio maschio e una femmina non fa differenza. A casa nostra non ci sono ruoli ma compiti: ognuno realizza il suo. Ognuno vive come crede la propria realizzazione. Smettiamo di pensarci come maschi e femmine, che corre l'anno 2013 e se ci facciamo pecore il lupo ci mangia, evitiamolo finchè possiamo.

Questo post partecipa alla staffetta "di blog in blog" che trovate in questa pagina Facebook.
Ogni mese i partecipanti scelgono per sondaggio un argomento di cui scrivere nel proprio blog e da pubblicare lo stesso giorno alla stessa ora. L'argomento di questo mese è Se fossi un uomo
E qui c'è l'elenco dei blog partecipanti nel mese di novembre:


1. Alessia scrap & craft - http://www.4blog.info/school
2. Micaela Le M Cronache - http://lemcronache.blogspot.it/search/label/Staffetta
3. Federica Rossi - http://www.mammamogliedonna.it/
4. Cristina - http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it
5.Marzia- www.quellocheunadonnadice.blogspot.it
6. Federicasole http://lamiadolcebambina.blogspot.it/search/label/staffetta%20di%20blog%20in%20blog
7. Io mi piaccio - http://iomipiaccio.blogspot.it/
8 Marta ufo's mom - http://www.ufomom.com
9. Francesca Lancisi - http://francescalancisi.blogspot.it/
10. Samanta Giambarresi - http://samantagiambarresi.wordpress.com/
11. tessy - http://meetyourmood.com
12 Bodò. Mamme con il jolly http://www.bbodo.it/tag/di-blog-in-blog/
13. Ma la notte! http://ma-la-notte-no.blogspot.com/2013/11/gonnelle-e-pantaloni.html
14. Beat - www.mammaorachefaccio.com
15. Ilde Garritano - lemozionedellecose.wordpress.com
16. Sara Stellegemelle - http://www.stellegemelle.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
17.Simona-traboccante d'azzurro http://disoleediazzurro.wordpress.com/
18.Accidentaccio http://accidentaccio.blogspot.it/
19. Illustrando un Sogno - http://silviomacca.blogspot.it/search/label/Di%20Blog%20in%20Blog%20-%20Staffetta
20. Giusi Tandoi - http://emotionsmamy.blogspot.it/
21. Elisa Tinella http://unaltracosabella.blogspot.it/
22. Danila http://www.dispariepari.it/
23. Federica - http://ziaitastory.blogspot.it/
24. Giulia - http://stregattacicova.blogspot.it/
25. Moky http://sempremamma.blogspot.it/
26. Mother of two http://www.mammadisem.blogspot.it
27. Francesca Menghi - http://www.ilcaffedellemamme.it
28. Norma - Voglio il mondo a colori : http://voglioilmondoacolori.blogspot.it
29. Uberti Debora- http://www.crescereduegemelli-debora.com
30. Verdearighe - http://verdearighe.blogspot.it/search/label/di%20blog%20in%20blog
31. Barbara - http://mammababysiracconta.blogspot.it/
32.Sara -http://www.nuvolositavariabile.com/

15.10.13

Strega o fata?

A volte me lo chiedo anch'io: sono più strega o più fata? E perchè?
Da piccola mi vedevano fata, o almeno ci provavano:


Un Carnevale della fine degli anni settanta, il mio moroso non era ancora nato, non avevo ancora la mania di leggere ed ero truccatissima. Era tutto diverso, decisamente.
Poi da grande ho cominciato a guardarmi attorno.
La pubblicità ci vuole fate. La televisione ci vuole fate. I media ci dipingono come angeli del focolare che servono la colazione ai mariti e ai figli. E mi chiedo ogni volta: voglio continuare ad essere una fata, questa fata, oppure no?
La risposta è prevedibile, ma ve la dico lo stesso.

Allora ho pensato alle fate e alle streghe del mio immaginario e la prima fatina che mi viene in mente è la Fata Turchina di Pinocchio, libro che amo molto ma che secondo me non ha fatto poi gran bene all'immagine della donna. La Fata Turchina arriva per risolvere i problemi, ma io un po' di questa cosa mi sono scocciata. 

La prima strega a cui penso invece é Amalia dei fumetti di Paperino. Ecco, già meglio. E sempre meglio che Paperina, l'eterna fidanzata indecisa tra un simpatico imbranato e un odioso bamboccio fortunato, o Minnie, che aspetta che il suo Topolino la pianti di giocare a guardie e ladri.

 

C'é ancora bisogno di rispondere?
Mi piace usare le mie arti per fare il bene a me stessa prima che al prossimo, a costo di essere l'imprevisto più che la soluzione. E sapete perchè? perchè sono una mamma ma questo non mi impedisce di essere una donna libera. E le donne libere non corrono da Pinocchio a salvarlo dai suoi guai. Le donne libere dicono caro Pinocchio, tu hai mentito e adesso vedi di sbrigartela da solo. Io devo andare, ho un mucchio di lavoro arretrato, i bambini da andare a prendere e un libro sul comodino. Poi vedremo. Poi.
Le donne libere fanno magie e volano su una scopa, la mia è parcheggiata qua fuori (e senza sarei morta).

Questo post partecipa alla staffetta "di blog in blog" che trovate in questa pagina Facebook.
Ogni mese i partecipanti scelgono per sondaggio un argomento di cui scrivere nel proprio blog e da pubblicare lo stesso giorno alla stessa ora. L'argomento di questo mese è Strega o Fata?.
Questo è l'elenco degli altri partecipanti del mese di ottobre:

1. Alessia scrap & craft - http://www.4blog.info/school
2. La Torre di Cotone - http://www.latorredicotone.com/
3. Fiori e vecchie pezze - http://fiorievecchiepezze.wordpress.com/2013/10/15/streghe-o-fate/
4. Norma - Voglio il mondo a colori - http://voglioilmondoacolori.blogspot.it
5. Ilde Garritano - mammma di Ludovica - www.mammadiludovica.com
6. Illustrando Un Sogno - http://silviomacca.blogspot.it/search/label/Di%20Blog%20in%20Blog%20-%20Staffetta
7. Samanta Giambarresi - http://samantagiambarresi.wordpress.com/
8. Maria Chiara Martin - http://www.maryclaire-perlecose.blogspot.it/
9. Federica MammaMoglieDonna - http://mammamogliedonna.it/staffetta-di-blog-in-blog
10. Micaela LeMCronache - http://lemcronache.blogspot.it/search/label/Staffetta
11 - Design Therapy -http://www.designtherapy.it/
12. Simona- traboccante d'azzurro-http://disoleediazzurro.wordpress.com/
13. Il Pampano - http://ilpampano-designbimbi.blogspot.it/
14. Cristina - http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it/
15. Francesca Menghi - http://www.ilcaffedellemamme.it
16. Elisa Tinella http://unaltracosabella.blogspot.it/
17. Accidentaccio http://accidentaccio.blogspot.it/
18. CK My Style - http://ckmystyle.blogspot.it/search/label/staffetta-di-blog-in-blog
19. Marzia http://www.quellocheunadonnadice.blogspot.it/
20. Danila http://www.dispariepari.it
21. Vivere a piedi nudi http://vivereapiedinudi.blogspot.it/search/label/di%20blog%20in%20blog
22. Federica http://ziaitastory.blogspot.it/
23. Sara Stellegemelle - http://www.stellegemelle.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
24. Federicasole http://lamiadolcebambina.blogspot.it/search/label/staffetta%20di%20blog%20in%20blog
25. Casadimamma http://casadimamma.blogspot.it/
26.NuvolositàVariabile http://www.nuvolositavariabile.com/

11.10.13

LA COSA CHE PREFERISCO


Qualche giorno fa abbiamo letto un libro che ci è piaciuto davvero tanto. Ci è capitato per mano in una sala d'attesa del reparto pediatrico dell'Ospedale di Pordenone, ed ha allietato non poco il tempo che vi abbiamo dovuto trascorrere.
La protagonista di questa storia dai disegni allegri è la piccola Alberta, infatti si intitola La cosa che preferisco (secondo Alberta).
E Alberta ha le idee chiare: ci sono cose che le piacciono, cose che le non le piacciono, e cose che ama davvero tanto. Ma la cosa che le piace di più, ecco quella ve la lascio scoprire, ci si arriva alla fine.

Vi dico però che questo libro l'ho amato perchè Alberta non è una bambina "convenzionale" tutta principesse e fiorellini rosa come ce ne sono troppe in giro. Alberta ama gli animali, ama le caramelle ma ha paura delle bambole. Ama la bicicletta, ama così-così il suo fratello maggiore. 
Mio figlio Andrea ascoltando questa storia si è lasciato scappare un: Mamma, è uguale ad Aurora! (confermo, è uguale alla nostra Aurora!)
Insomma questa piccoletta ha grinta, sa quel che vuole e insegna alle bambine che l'autostima è una cosa bellissima. Lezione importante, altrochè se è una lezione importante!

(Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma e all'iniziativa Condividiamo un Libro del gruppo Facebook La Biblioteca di Filippo)



La cosa che preferisco (secondo Alberta)
scritto da Emily Jenkins
illustrato da Anna L. Cantone 
ed. Arka (Collana di Perle)


13.9.13

I GIORNI DELL'ABBANDONO


Questa settimana ho letto un libro che non mi ha del tutto convinta: I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante.
Vi si narra la storia di una donna piuttosto comune: 38 anni, due figli, aspirazioni che mal si conciliano coi doveri familiari. Una donna che investe tutto sulla famiglia, che cade come un castello di carte quando il marito la lascia per una prevedibile ragazza giovane e scialba.
Questo romanzo mi ha delusa perchè una cosa seria come il divorzio diventa un clichè fuori da ogni realtà che ho incontrato: il via vai dai tribunali, l'avvocato, la lotta per avere gli assegni dovuti ai figli, l'ex marito che cerca di mettere i bastoni fra le ruote nella vita privata dell'ex moglie o ridotto sul lastrico dalle di lei pretese... son cose di cui sento parlare ogni giorno e che qui vengono a mala pena sfiorate, dando a questo libro un alone di irrealtà quasi irritante.
Aggiungo che questo romanzo mi ha delusa perchè la protagonista ci fa una pessima figura: una donna che viene abbandonata dal marito e che non sa reagire come ci si aspetta da un'adulta. Una donna che non si rende conto della fortuna immensa che ha a non dover lavorare per provvedere alle esigenze minime dei figli, che non paga un affitto, che è stata lasciata con decenza, senza sceneggiate nè colpi bassi. Una donna che è una privilegiata e che si piange addosso come una bambina.
Una donna che in sostanza è tutto quel che sto cercando di insegnare a mia figlia a non essere: una che vive di luce riflessa, che non sa badare a se stessa, che pensa che l'amore sia eterno e che le basti avere un uomo per essere risolta. Non va così, ragazze. Il mal d'amore fa tenerezza sui bambini, fa emozionare sugli adolescenti, diventa patetico su una persona matura. Impariamolo alla svelta e smettiamo di crogiolarci nel nostro dolore o nei libri che lo inneggiano.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma

I giorni dell'abbandono
di Elena Ferrante
ed. E/O

28.6.13

SIGNORINA SI-SALVI-CHI-PUO'

La nostra lettura della buonanotte di questa settimana ci ha parecchio divertito, quindi voglio parlarvene: La Signorina Si-salvi-chi-può.

Un libricino che si legge in una sera. Vi si racconta di una bambina che mette a soqquadro sistematicamente la fattoria in cui vive: il cane, il gatto e tutti gli altri animali sono terrorizzati da lei. Un bel giorno la mamma, stanca di tanti scherzi e di tanta irrequietezza, la manda dalla nonna di là dal bosco a portarle la marmellata.
Vi ricorda qualcuno? Eh, ma Cappuccetto Rosso doveva stare attenta al lupo, qua sono gli animali del bosco a dover stare attenti a lei!
E quando arriva dalla nonna, proprio come Cappuccetto Rosso, trova un lupo che dorme nel letto della nonnina. 
Come finisce è prevedibile: la piccola ne combina di tutti i colori a quel povero lupo, tanto che deve arrivare la nonna a salvarlo. La nonna e il lupo possono stare tranquilli a godersi la cena quando la nipotina Si-Salvi-Chi-Può decide di andare a fare i suoi scherzi altrove.

A noi le monelle piacciono, ci piace scoprire di bimbette non convenzionali, le principesse ci annoiano sempre un po'. Mia figlia si è divertita a leggere questa storia, ma mio figlio (6 anni) ci è rimasto male per come vengono trattati gli animali. I dispetti fatti da questa bimbetta non sono così tremendi, ma mio figlio ha proprio un grande amore per gli animali e questa cosa l'ha un po' urtato.

Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma e all'iniziativa Condividiamo un Libro del gruppo Facebook La Biblioteca di Filippo.

Buona lettura a tutti!




La signorina Si-salvi-chi-può
Ed. Babalibri
Testo e illustrazioni di Philippe Corentin
Traduzione di Anna Morpurgo


29.3.13

MAMMA, NON ANDARE A LAVORARE!

E siamo di nuovo a Topo Tip.
Vi avevo raccontato altrove della puntata sul topolino che aspettava una sorellina. Da qualche giorno è tornato in auge (scalzando in modo del tutto imprevisto i Barbapapà) con il libro Mamma, non andare a lavorare! 
Ad Andrea era piaciuto parecchio al tempo in cui l'avevamo comprato, io dovevo tornare in ufficio dopo un periodo di congedo parentale, e a quel tempo era piaciuto anche a me. 
Sono passati due anni. Aurora l'ha trovato sullo scaffale della loro libreria e da qualche giorno non se ne stacca più, sebbene io lavori da quando lei aveva solo pochi mesi.

La storia, riassunta sommariamente, è questa: i genitori di Topo Tip si accorgono che la loro situazione economica non è delle migliori, e decidono di comune accordo che la mamma può cercare un lavoro, dato che Tip va all'asilo e non necessita più delle cure di quando era piccolino. 
La mamma trova lavoro come impiegata. Tip sembra contento, non capisce bene cosa significa tutto questo fino al mattino in cui la mamma lo accompagna all'asilo, vestita in modo diverso dal solito. Tip la vede andar via e sa che non va a casa, che va al lavoro. E si intristisce, teme che non avrà tempo per giocare più con lui. In asilo però la maestra e i compagni lo rassicurano: tutte le mamme lavorano, il lavoro è importante, è utile. Assieme giocano ai mestieri, ognuno scegliendone uno diverso, e quando Tip rivede la mamma che lo va a prendere dopo l'asilo è rincuorato e finalmente di nuovo felice. La mamma ha ancora tempo per giocare con lui e dal lavoro ha portato perfino caramelle e dolci, lei e il papà gli danno la buonanotte in un'atmosfera serena come quando la mamma era ancora a casa.

Sono passati circa due anni, dicevo, dalla prima volta che l'ho letto. E devo dire che due anni sono pesati molto sul mio spirito critico. Due anni fa questo librino mi era piaciuto. Ora ho qualche perplessità sul modo in cui viene trattata la questione di genere sui ruoli di mamma e papà.

La mamma non lavora per i primi tre anni di vita del figlio. La mamma decide di andare a lavorare perchè il figlio è cresciuto. La mamma crede necessario lavorare perchè la famiglia si trova in difficoltà economiche. La mamma decide con papà che è il caso di cercare un lavoro. Il lavoro in questione è presumibilmente un part-time, dato che è lei a portare  il figlio a scuola ed andare a prenderlo. Il papà non modifica una virgola delle sue abitudini. Il papà si limita a prendere decisioni con la mamma e a dare la buonanotte al figlio, ma sempre con la mamma vicino: la cura del figlio è pertinenza quasi esclusiva della madre.

Ora io trovo tutto questo poco educativo. A casa mia i figli li abbiamo fatti in due. Il papà si sacrifica quanto la mamma per far vivere dignitosamente la famiglia e per partecipare alla vita comune. Io ammetto che non tutti i padri lo possano fare, ma sarebbe bello che un libro per l'infanzia almeno suggerisse questa possibilità. Sarebbe bello che si dicesse che una donna che sia mamma o meno può lavorare perchè semplicemente vuole farlo. Invece no. Sempre i soliti stereotipi: la mamma che fa un lavoro adatto a una mamma e il papà che continua a fare la sua vita. Io di questi stereotipi mi sono stufata e a casa nostra non ci sono. Mi dispiace che non si possa insegnare ai bambini un modo diverso di essere persone prima che genitori.
Rispetto totalmente le donne che non lavorano o che lo fanno spinte da necessità, ma aspetto il giorno in cui verrà data voce anche alle tante famiglie come la nostra in cui essere madre o padre significa essere genitore e basta.
A mia figlia questo libro piace, io continuerò a leggerlo, certo con meno entusiasmo di quando lo leggevo al suo fratellino.

E così sono ben due settimane di seguito che partecipo ai venerdì del libro di Homemademamma e all'iniziativa Condividiamo un libro sulla pagina Facebook La Biblioteca di Filippo
Iniziative talmente belle che non so resistere!




25.3.13

rosa (non) è femmina

Il tema del Blog Tank del mese di marzo di Donna Moderna Bambino propone un tema che mi sta molto a cuore: il rosa è femmina? Per me è no, e vi spiego perchè.

Sono mamma di un maschio e di una femmina.
Ma prima di tutto sono una femmina io, figlia di una donna che non mi ha mai vestita di rosa. Certo negli anni settanta non si usava. Negli anni settanta una bambina era una bambina, non una femmina.  E per avere la controprova guardate le foto di quando eravate piccole, se avete superato i 35 anni: jeans, magliette rosse o blu, scarpe da ginnastica e certo non scarpe coi tacchi come ho visto (inorridendo) in alcune vetrine di negozi per l'infanzia.

Date un'occhiata alle foto che ho trovato in alcune riviste di fine anni '70: bambine e bambini vestiti degli stessi colori, senza far distinzione tra maschi e femmine:





Ora invece maschi e femmine sono maschi e femmine dalla nascita, l'ha deciso il marketing e noi tutti dietro, credendo un po' ingenuamente che sia giusto, e forse lo è, ma fino a che punto?
Perchè si dà il caso che tutto questo vada a svantaggio delle bambine, nate con la vocazione a pulire casa, a cucinare (non a fare le cuoche, per quello ci sono già i maschi), a essere belle a ogni costo. L'apartheid dei giochi inizia dai volantini delle offerte dei giocattoli, continua nei negozi divisi rigorosamente in reparti per maschietti e femminucce, trova la sua apoteosi in camerette rosa confetto per le bambine e adorne di dinosauri e altri esseri col grugno nelle camerette dei loro fratellini.
Il rosa è considerato il colore delle femmine, ma azzurro non è il colore dei maschi, ai quali stando ai pubblicitari e ai media si addicono tutti i colori, tutti tranne uno.

Ma il rosa è solo un colore. Non facciamone un mezzo per ghettizzare le nostre figlie. Non diciamo loro che il loro mondo è solo rosa, perchè è una menzogna: loro non diventeranno principesse, non saranno belle per sempre e non sarà la bellezza l'unica loro virtù. E se non sognano un mocio nuovo per Natale ma un telescopio come i loro cugini tanto meglio.
Le nostre figlie saranno qualsiasi cosa decidano di essere, che ci piaccia o no.
Le nostre figlie nascono in un paese che fa dell'uguaglianza tra i sessi uno dei primi punti della sua meravigliosa e maltrattata costituzione.

Liberiamo i nostri figli dalle gabbie strette e anacronistiche del colore. Abbiamo superato quella del bianco e nero, non vogliamo rifugiarci in quella non meno assurda del rosa e del non rosa.

Io coi miei figli ce la sto mettendo tutta. Sono maschio e femmina, sono facilitata in questo rispetto alle mamme di sole femmine o soli maschi. Ma a mio figlio non ho mai impedito di giocare con le bambole, nemmeno prima che nascesse la sua sorellina. A mia figlia non mi sognerei mai di dire che non deve giocare con le macchinine. Gli unici indumenti rosa che ha sono quelli che mi hanno passato le mie amiche o che le sono stati regalati.

A casa nostra facciamo restistenza sulla questione di genere, per noi è una questione fondamentale.
Il mocio lo usa il papà e la mamma torna tardi la sera, per dirne una.
Gli stereotipi non ci assomigliano.
La vita è troppo breve e troppo bella per essere di un colore solo.





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