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27.7.18

UN SOFFIO DI UMANITA'


"Non ci sono barriere che tengano, chi parte con l'idea di sopravvivere ha già messo in conto il rischio di morire."

 
Ho letto questo libro su suggerimento di un amico molto attento alle tematiche dell'immigrazione dall'Africa: un argomento mai come in questo periodo di grande attualità, che però viene spesso affrontato sempre da un unico punto di vista: quello di noi europei. 
Cosa possiamo fare per risolvere un problema? capirlo ovviamente, ma per capirlo lo si deve sviscerare in ogni suo aspetto, in questo caso ad esempio provando a conoscere una minima parte della realtà da cui fuggono i migranti.

Giuseppe Ragogna è andato in Kenya per vedere da vicino come è la realtà laggiù, cosa succede mentre qui diciamo "aiutiamoli a casa loro", quali sono le case che intendiamo, cosa è davvero aiutarli.

L'inizio del reportage è un pugno in faccia: Nairobi e le sue baracopoli, la gente che vive in strada sopravvivendo alla giornata, dormendo in giacigli di fortuna, scansando malattie e violenza e fame come attività quotidiana. Le favelas che non vediamo, che non immaginiamo nemmeno con la peggiore delle nostre fantasie, sono enormi e popolose e sono luoghi che a me hanno ricordato l'inferno dantesco e la perdita di speranza. 

La speranza tuttavia non si perde nemmeno lì, perchè ci sono volontari che si prodigano giorno e notte con mezzi limitati per salvare una vita alla volta, un giorno alla volta. Non esiste la parola "resa" per le suore e i sacerdoti delle missioni, che operano nella metropoli come nelle zone rurali del paese.

Per zone rurali intendiamo aree vaste in cui per andare a scuola i bambini camminano per chilometri ogni giorno, in cui strappare un po' di fertilità alla terra è un successo, in cui anche gli animali paiono partecipi della fatica quotidiana e del lavoro umano, della sfida meravigliosa e terribile allo stesso tempo della sopravvivenza.

Ragogna ha raccolto i suoi appunti di viaggio in queste pagine che si leggono in poche ore ma restano addosso per giorni. Mi è rimasto il senso di sfinimento e ammirazione per i bambini che affrontano lunghi percorsi faticosi per andare a scuola. Il peso e la responsabilità di cui si fanno carico le donne di quei luoghi, donne che vengono descritte con una ammirazione evidente, della quale è per me impossibile non essere partecipe.
Mi è rimasta, oltre che per i bambini e le donne, l'ammirazione per i volontari che lasciano l'Italia, l'agiato nord-est, per lottare altrove contro la povertà altrui. Gente che avrebbe potuto senza problemi lavorare in una ditta, avere uno stipendio fisso e facilmente costruire una sua fortuna, che ha preferito andare via e darsi al prossimo, economicamente, materialmente, moralmente soprattutto.

Credo che questo messaggio sia di una bellezza estrema: cosa c'è di più cristiano, di più intrinsecamente umano, che dare se stessi a chi ne ha bisogno? Cosa ci può mai essere di più vero di una voce che dice: aiutiamo chi ne ha bisogno, senza chiedere da dove viene, piuttosto che dire "prima qualcuno"?

L'omino rosso edizioni, 2018



2.2.18

MI CHIAMO NINA E VIVO IN DUE CASE

 

Immancabile come i tuoni col temporale, un bel librino che racconta quanto in fondo non sia male per un bambino vivere in due case perchè i genitori si separano.
La storia la sappiamo tutti ma è questa: Nina è felice e contenta nella casa in cui vive coi suoi genitori che si amano. Poi a un certo punto i genitori non si amano più, litigano di continuo e poi si lasciano. Nina dopo un iniziale momento di sofferenza si adatta alla situazione prendendone il buono: i suoi genitori non si amano fra loro ma continuano ad amare lei, e lo faranno sempre, pur vivendo divisi a settimane alterne.

Francamente questo album mi ha lasciata qualche perplessità. Era rivolto ai bambini i cui genitori stanno felicemente assieme? non credo, perchè non serve. Era rivolto ai bambini i cui genitori sono separati? non credo, perchè chiunque ci sia passato sa benissimo che non è così facile, e insomma lo si poteva raccontare meglio anche in una storia per bambini in età prescolare.

La mamma è quella che inizia a urlare e va a sfogarsi con la nonna, mentre il papà è quello che sta talmente male che non riesce nemmeno a far divertire sua figlia. Da un libro che parla di un argomento così serio mi sarei aspettata qualcosa di più dei soliti luoghi comuni della mamma che va a consolarsi da mammina e che è quella che inizia la guerra.



I miei figli hanno genitori felicemente separati e quando abbiamo letto questo libro ci sono rimasti malissimo. Domande tipo "ma perchè è la mamma a dover cambiare casa?" o "perchè è la mamma che vuole litigare?" mettetele in conto se provate a leggerlo a bambini che abbiano già fatto l'asilo. Perchè sono le stesse domande che si farebbe chiunque.





Mi chiamo Nina e vivo in due case
di Marian De Smet
illustrato da Nynke Talsma
ed. Clavis, 2017











 (Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma)

26.1.18

AMALI E L'ALBERO




Ci sono libri come poesie, che li leggiamo e ci sembra di perdere il contatto con la realtà. Può capitare anche leggendo libri per bambini che raccontano una realtà difficile, difficile da vivere e da raccontare con le parole giuste. A volte il risultato è talmente sorprendente da lasciarci senza fiato.


Amali è una bambina che viene da un paese lontano, per andare via ha dovuto conoscere la paura e quando si è lasciata la paura alle spalle ha dovuto vivere dove tutto era diverso da casa sua. 
Dove vive Amali adesso c'è un albero che vaga senza radici, un albero che spaventa chi lo incontra, un albero da cui le dicono di stare lontana. 
Ma Amali ricorda bene cosa significhi perdere il contatto con la propria terra, anche lei ha vagato senza sapere dove affondare le sue radici, ma l'hanno accolta ed ora ha amici e un posto in cui rifiorire. 
Amali ama la sua nuova terra come amava quella in cui era nata. 
Amali non ha paura dell'albero, lo abbraccia, lo accoglie, e sa che da quell'incontro potranno nascere nuovi fiori.


Raccontare le migrazioni, la paura, la nostalgia, la speranza, non è facile ma credo sia necessario. Forse lo si può fare in modo un po' meno triste, mia figlia ha quasi pianto leggendo questo albo, ma capisco che non risultare tristi parlando di certi argomenti non sia semplice.
I nostri bambini hanno amici che vengono da lontano, per motivi talmente complessi e dolorosi che il minimo che possiamo fare è donare loro la certezza che nessun bambino sarà lasciato indietro. Si correrà nella neve d'inverno invece che nel vento del deserto, ma lo si può fare assieme, e crescere anche meglio proprio per questo.
Per la mia piccola esperienza, posso dire che i bambini tutto questo lo capiscono benissimo. Si dovrebbe educare noi adulti, ma questa è un'altra storia.




Amali e l'albero
di Chiara Lorenzoni
illustrato da Paolo Domeniconi
ed. EDT Giralangolo, 2016

Per info vedi anche Amnesty International




 (Questo post partecipa al Venerdì delLibro di HomeMadeMamma)


















































































































































21.12.17

Ve ne dico 9




Il 2017 è stato un anno lunghissimo. Un anno in cui però ho ricominciato a leggere con una passione che negli anni precedenti si era un po' spenta.
Ho letto cose molto diverse fra loro, alcune buone e altre pessime. Per quelle pessime stendiamo il velo del non ricordo, per quelle buone faccio qui una lista, giusto per sapere cosa consigliare all'immancabile domanda: ma tu che leggi tanti libri, che libro mi consigli?
Ecco, siccome sono molto fiera che mi facciano questa domanda, la risposta è in questi libri, elencati nell'ordine in cui li ho letti.
Nella lista non ci sono Harry Potter e libri di Don DeLillo e di Paul Auster. Quelli non ve li consiglio quest'anno: ve li consiglio sempre.
Special mention a Purity, dì Franzen. Mentre scrivo non ho ancora ben chiaro se mi sia piaciuto o no, ma è un libro nel quale tornerei, mettiamola così.

MIGLIOR SOGNO REALIZZATO
Bruce Springsteen: Born to run

"Inside of me was where the real show was going on, and it was fireworks." 


Amo il Boss e dopo aver letto la sua vita raccontata così bene lo amo se possibile ancora di più. La storia di un uomo che è diventato una rockstar ma che è rimasto un figlio, un marito, un padre, uno che racconta storie. Mi è piaciuta molto la parte in cui ricorda la sua infanzia, le sue origini non mitizzate, la sua prima chitarra e la complicità con sua madre. Ma mi è piaciuto anche il suo senso dell'amicizia e l'ammissione dei propri fallimenti. La storia onesta di una persona di successo ma imperfetta.


MIGLIOR BESTIARIO BESTIALE
Tiziano Scarpa: Groppi d'amore nella scuraglia

"Tengo lu doglio d'ammure de tutto lu munno, picché aqquà ce se rimane sempre da suli."  


Un libro piccolo e immenso, che ho letto e riletto e ogni volta mi ha stupito di più. Alcune locuzioni che Scarpa ha inventato e usato in questo bestiario bestiale sono diventate parte del lessico familiare della mia famiglia.
(Con le amiche della biblioteca di Portogruaro ne abbiamo fatto una riuscitissima interpretazione la scorsa estate, e ne avevo scritto qui.)


MIGLIOR AMORE ETERNO
Iosif Brodskj: Fondamenta degli incurabili

 "Il paradiso e le vacanze hanno questo in comune: sono cose che hanno un prezzo, da pagare con la tua vita precedente." 


Una dichiarazione d'amore per una città che è non è quasi più città ma sogno, ricordo, illusione. Venezia come non la saprebbe amare forse nemmeno un veneziano. Vi si legge come un senso di smarrimento in questo labirinto di acqua e cielo e architettura fuori dal tempo. Ma non è solo smarrimento, è anche stupore, e bisogno di crogiolarsi in tutto questo. Poche pagine scritte divinamente a ricordarci che la bellezza è di tutti, come la grande letteratura, ma la vedono sempre in troppo pochi. 


MIGLIOR LUOGO PROTAGONISTA
Massimo Cuomo: Piccola osteria senza parole

"Una ferita si cura, tante ferite ammazzano. Dalle mie parti ci prendiamo una delusione al giorno, non di più. Aspettiamo che passi."




Costruito benissimo e capace di emozionare, questo romanzo racconta la provincia da dentro, senza stereotipi e senza moralismi, anzi, servendosene per superarli. I protagonisti sono vari e interessanti, ma il più interessante tra loro è il luogo in cui la storia è ambientata: una parte di questo nord-est di cui di solito ci raccontano solo i bollettini del traffico. Lo rileggerei volentieri.
(Ne ho letto alcuni brani per la maratona di lettura del Veneto e ne avevo parlato qui.) 

MIGLIOR AMORE TORMENTATO
Henri-Pierre Roché: Jules e Jim

"Da lontano, lei lo amò di più e gli ricostruì un'aureola."  

La storia di un amore combattuto in una guerra di trincea che lascia anche dei vinti. Leggevo e ci trovavo qualcosa estremamente contemporaneo, qualcosa di bello e di terribile come solo gli amori tormentati talvolta sanno essere.
Tra i buoni propositi per il nuovo anno ci mettiamo anche: leggere patimenti altrui ma evitare di procurarne e soprattutto di subirne.
(Mi ha turbata e piaciuto così tanto che ne avevo scritto qui.)


MIGLIOR INFANZIA
Astrid Lindgren: Vacanze all'isola dei gabbiani

"La vita è fatta di piccoli e grandi avvenimenti che si reggono fra loro come le pareti dei castelli di carte."

 

Un celebre incipit di Tolstoj suggerisce che tutte le famiglie felici sono uguali, la Lindgren, che di famiglie se ne intende in senso più moderno, fa un passo avanti e ci mostra che si può essere uguali senza essere conformisti. Questo romanzo trabocca felicità e gioia di vivere in un modo un può fuori dagli stereotipi, in modo libero.
(Mi piace così tanto che ne avevo scritto anche qui.)


MIGLIOR SCRITTRICE PROTAGONISTA
Serena Cappellozza: Bach è morto giovane

"Chissà, forse è questa la ricetta dell'amore: non frequentarsi."


Una raccolta di racconti che mi hanno divertita e che mi hanno fatto anche riflettere su quanto sappiamo essere imbecilli un po' tutti. L'ironia, che si legge già dal titolo, non è mai crudele e non è mai gratuita, fa sorridere e mentre sorridiamo sappiamo che lo stiamo facendo di qualcuno che per forza dobbiamo aver conosciuto e se non lo conosciamo, beh, magari siamo proprio noi.
Non so se ho scoperto questo libro grazie al fatto che l'autrice è una mia cara amica o se l'autrice è diventata una mia cara amica dopo che ho scoperto il libro. Per essere leggeri ci vuole una grande intelligenza, qui ho trovato una leggerezza intelligente che mi ha conquistata da subito.


MIGLIORE REALTA' IRREALIZZATA
Murakami: A sud del confine, a ovest del sole

"Gli esseri umani, a volte, sono destinati, per il solo fatto di esistere, a far male a qualcuno."

 

Murakami è uno dei miei scrittori preferiti, ma quando scrive cose "normali" mi piace perfino di più. In questo romanzo racconta di un uomo che conduce una vita soddisfacente e appagante, potrebbe essere perfino felice se non ci fosse nell'età adulta l'ombra di esperienze giovanili irrisolte. Non vi dico qui se e come si risolvono, ma vi dico che il finale di questa storia mi pare una delle situazioni più verosimili che abbia letto negli ultimi anni. Murakami lancia bengala nel buio, ma non necessariamente per farci ritrovare, più per ricordarci che siamo un po' tutti persi.

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MIGLIORE E BASTA
Wislawa Szymborska: La gioia di scrivere

"E l'incorreggibile intento di ricominciare domani da capo." 


La poesia può raccontare qualsiasi cosa. In genere racconta l'amore, se è poesia scritta bene lo racconta fino a sublimarlo e a farci invidiare perfino le sofferenze che provoca. Se invece la poesia è Poesia tra i versi troviamo la vita, la morte, la guerra, l'infanzia e l'infinito. E' stato un vero onore farmi accompagnare per mesi ogni sera dai versi di questa raccolta imperdibile. 
Dice che noi conosciamo noi stessi fino al punto in cui siamo stati messi alla prova. Dice cose che fanno sorridere e piangere. Dice quanto siamo piccoli e immensi. 

Chiudo questo post con una citazione della Szymborska che ho incontrato spesso in rete e che adesso amo ancora di più; un verso che dice qualcosa di come è stato il mio 2017 e di come siamo poi sempre: soli, ma non per questo incapaci di volare:

Volo come si deve, ossia con le mie forze.




20.10.17

NIENTE




Mi capita a volte di leggere libri che non riesco a definire, non so decidermi se mi siano piaciuti oppure no. Niente di Jeanne Teller è uno di questi.
L'ho letto su segnalazione di una bibliotecaria della mia città, la quale si chiedeva se fosse sensato proporlo agli adolescenti come indicato in alcuni siti e riviste.

Niente è ambientato in Danimarca nel nostro secolo, vi si racconta di un ragazzino che si arrampica su un albero e decide di non scendere perchè niente ha senso. I suoi compagni dapprima lo esortano a scendere, lo sbeffeggiano, lo irridono. Poi decidono di accettare la sfida di trovare un senso alla vita, e lo fanno mettendo su una catasta quello che di volta in volta viene ritenuto dai compagni il senso per la vita di ciascuno. Ogni ragazzino chiede all'altro di sacrificare qualcosa che simboleggi il "senso", in un'escalation di richieste che degenera fino a una conclusione che non dirò qui.

La violenza fisica e psicologica che descrive questo breve romanzo è di grande impatto. Per quanto leggiamo pressochè ogni giorno di adolescenti bulli, di sparatorie nelle scuole e altri eventi non meno gravi, la rete di crudeltà sottili e manifeste che queste pagine ci propongono non possono lasciarci indifferenti.
Non si salva niente in questo romanzo: la patria, la religione, l'innocenza, la famiglia, l'amore per gli animali, il rispetto per i defunti... non un solo valore sopravvive. Nemmeno il rispetto tra simili, tra coetanei.




I ragazzini hanno bisogno di certezze, ma in una società in cui gli adulti sono presenti come portatori di regole facilmente aggirabili, di voyerismo, di consumismo, le risposte non vengono nè dalla scuola nè dalla famiglia. Da dove vengono allora le risposte ai grandi perchè della vita che mai come nell'adolescenza è lecito e naturale porsi?
Non è data in questo romanzo una risposta, o forse è data, nel finale. Ma non sono convinta che ci piacerebbe saperla.

Questo romanzo offre un ottimo punto di partenza per ragionare sui quesiti che la filosofia e la letteratura in vario modo hanno proposto nei secoli. Ultimanente ci si interroga poco su chi siamo, sul valore che diamo a quello che facciamo, ma non è detto che per gli adolescenti sia lo stesso. Ed è nel bisogno dei giovani di avere risposte che ravvedo l'unico raggio di sole nel buio di violenza e nichilismo di questo romanzo. I giovani vogliono sapere. E in tutto questo, noi adulti dove siamo? Ci siamo ancora? Se mi dovessi rispondere oggi non credo sarei felice di sapere la mia risposta.


Niente
di Jeanne Teller
traduzione di Maria Valeria D'Avino
Feltrinelli ed.











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8.9.17

I PADRONI DELLA NOTTE

"E' come se ci fosse una bomba inesplosa che ticchetta piano nel suo cervello: ci sono migliaia di possibilità che l'aspettano lì fuori, nessuna che potrà realizzare."




Negli anni Novanta sono stata una appassionata lettrice di Trainspotting et similia: ho letto quasi tutto quello che potevo leggere di Irvine Welsh. A distanza di una ventina di anni mi sono imbattuta in un libro del 1975 che ha tutte le ragioni per essere il "padre" del genere, almeno per la Gran Bretagna industriale e operaia.
Il libro è Padroni della notte, dal quale è tratto l'omonimo film cult. E' ambientato in una cittadina del nord dell'Inghilterra, i protagonisti, che l'autore dice essere una sintesi di fantasia e realtà di persone che ha intervistato nei pub, sono ragazzi problematici: non sanno tenere un lavoro, non vogliono lavorare perchè lavorare, si diceva in quegli stessi anni, stanca. Il loro ambiente è il pub dove si alcolizzano, la strada dove vagano nella nebbia e nel buio della notte, gli stadi. Quando hanno l'amore non sanno che farsene, l'unica cosa che riesce a dar loro un guizzo di vitalità è la violenza: da sfogare sugli immigrati, sui tifosi della squadra avversaria, su chi è ricco, su chi li guarda in faccia, per qualunque pretesto insomma.

Un libro mai inutilmente violento però, dove le aggressioni vengono raccontate senza la morbosità che ho trovato a volte nei romanzi di Welsh, per tornare a lui. Questo è un aspetto che mi è piaciuto; non c'è morobosità nè giudizio morale, l'autore non difende e non accusa gli autori delle violenze indipendentemente dal fatto che si tratti di giovani perdigiorno o di poliziotti.

Le donne sono madri sole, sia che vivano con un marito sia che siano single: hanno amanti, figli, un lavoro, ma l'idea che ne ho ricavato è quella di una profonda solitudine e di un'emancipazione zoppicante. Gli uomini si uniscono nel branco, riescono a trovare un terreno comune almeno nella violenza. Le donne gravitano attorno agli uomini ma sostanzialmente sono un contorno: un oggetto sessuale, qualcuno che prepara la cena, che presta soldi. 

Un aspetto interessante è che ne I padroni della notte si parla di lavoro. E' con la questione di genere una tematica che mi sta molto a cuore, ho apprezzato come viene trattata qui. Si parla di operai, di magazzinieri, di commesse, di poliziotti. Lavori ordinari, che implicano fatica fisica e una retribuzione non eccezionale, che danno quanto basta per tirare avanti e che spesso non danno alcuna soddisfazione. Lavorare bisogna, ma ci vuole forza per fare tutto il giorno qualcosa di faticoso e demotivante quando si possono raccimolare soldi uscendo dalla legalità, con la droga o la violenza, in una società il cui modello è quello del vincente che vive felice senza apparente sforzo.

Il giorno è per la gente che sta nelle fabbriche, per quelli che scelgono una vita onesta, la notte ha le sue regole e i suoi padroni, del tutto diversi, non sempre vincenti, se mai lo sono davvero.


I padroni della notte
di Trevor Hoyle
trad. G. Zeuli
Dalai editore, 2008
anno di pubblicazione: 1975







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1.9.17

CENTO QUARTINE E ALTRE STORIE D'AMORE

"Tu che ami soltanto la parola, non temere l'amore corrisposto"


Non sono una grande appassionata di letteratura erotica, ma le poesie delle Valduga fanno un'eccezione. Ne avevo lette qua e là ma non mi ero mai soffermata ad assaporarle tutte, e devo ammettere che ne è valsa la pena.
L'erotismo scritto dalle donne sa essere molto potente e piacevole, specialmente se come in questo caso non sfocia nell'esibizionismo fine a se stesso o nella volgarità.

La Valduga non è volgare, ma è terribilmente femminile e sensuale. Racconta l'amore dei sensi, lo struggimento, il piacere ma anche la solitudine, l'assenza, la nostalgia.

Alcuni suoi versi sono di una bellezza tale da essere musica stupenda, sono i versi che tutte noi vorremmo dedicare all'amante lontano, all'uomo che desideriamo, a quello che ci rende felici a letto.
Il sesso è un gioco, a volte doloroso, altre noioso, se si è fortunati un gioco capace di dare la gioia più grande e in queste quartine nessun aspetto manca, e ci ipnotizza, e ci svela qualcosa di noi.


"C'è un solo incontro e non c'è un solo addio / e devo sempre stare sul chi vive / nel grande cimitero dei miei io / vivo una vita tutta recidive."



Consiglio questo libro a chi ama l'amore sotto ogni sua forma, che sia dolore o piacere, o entrambe le cose ma mescolate con le dosi migliori.



Cento Quartine e altre storie d'amore
Patrizia Valduga
Einaudi editore, 1997



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25.8.17

VACANZE ALL'ISOLA DEI GABBIANI


"La vita è fatta di piccoli grandi avvenimenti che si reggono fra loro come le pareti dei castelli di carte."


Astrid Lindgren è una delle mie scrittrici preferite. No, non ho scritto che è una delle mie scrittrici preferite di libri per bambini: trovo che sappia scrivere a uomini e donne, bambini e adulti con la stessa meravigliosa leggerezza e maestria. 

Vacanze all'isola dei gabbiani è bellissimo. Lo dico subito così mi levo il pensiero: non riesco a trovargli un difetto, lo trovo stupendo sotto ogni aspetto.
Una famiglia composta da un padre aspirante scrittore e i suoi figli vanno a trascorrere le vacanze estive in un'isola del nord della Svezia. Vengono da Stoccolma, partono con entusiasmo e si sistemano in una catapecchia in rovina che per tutti i mesi estivi e poi anche per Natale diventerà la loro reggia. 
Nasceranno amicizie bellissime: tra i due ragazzini e le vicine, tra il bambino più piccolo e una bimbetta del posto, tra la figlia maggiore che fa da mamma ai fratellini e i ragazzi dell'Isola dei Gabbiani e delle isole attorno. I bambini scopriranno la natura come non la conoscevano in città e la rispetteranno sotto ogni sua forma: dalle vespe alle foche, tutti trovano amore tra queste persone stupende che sono i protagonisti del romanzo.
I bambini combinano marachelle mettendosi spesso anche in qualche guaio, i genitori hanno i loro segreti e non sono perfetti nemmeno loro, la natura è benigna quando si manifesta sotto forma di cuccioli o cani pazienti, tremenda e spaventosa quando è un temporale in mare.

"La cosa strana delle estati è che passano con una velocità pazzesca."

Gli episodi si susseguono senza annoiare, senza cadere nel moralismo o nel didascalico. Succedono cose e da queste cose si può imparare l'amore per la famiglia, anche sui generis, e per la vita, ma non è necessario. Basta anche stare con i personaggi di questa storia e divertirsi un po' con loro, e godere della bellezza del Nord, della sua luce infinita d'estate e del Natale di luci e neve d'inverno.

Consiglio questo bel libro a chi è di ampie vedute e  non ha smesso di coltivare un bambino felice dentro di sè.


Vacanze all'isola dei gabbiani
Astrid Lindgren
Istrici d'oro, 2011

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18.8.17

NELLA PERFIDA TERRA DI DIO




"Sono stati giorni belli, quelli là. Strani, ma belli. Poi le cose sono andate a scatafascio, perché la vita è na bastarda."


In questa estate torrida in cui non potrò tornare in Puglia ho pensato di leggere un libro ambientato in Puglia. La mia attenzione e su suggerimento di un caro amico pugliese è caduta su questo romanzo breve ma intenso la cui trama si svolge in una città immaginaria situata tra le province di Taranto e Brindisi.

La trama si svolge su due piani alternati: un prima e un dopo che si intrecciano e si chiariscono sempre di più in un'alternanza che crea suspense e incuriosisce fino all'ultima pagina.
I personaggi sono disparati e apparentemente incongrui: suore, giovani disadattati, un vecchio santone, i  boss della zona e i  loro regolamenti di conti, le voci di un programma televisivo.


"Dio non c'è. Siamo soli. Viviamo come capita e poi tutto finisce. Non c'è altro."

Non racconto cosa succede perché raccontarlo senza svelare il finale non fa bene a questo romanzo, ma svelando il finale toglierei parte della sua stessa forza.
Vi posso dire però che anche se non sembra  qualcosa nello squallore delle vicende narrate lascia una luce di speranza, il non tutto è perduto che piace tanto agli ottimisti come me.

Vi posso anche dire che l'ambientazione dei fatti è terribile nella sua bellezza. Una natura selvaggia e spietata in cui il caldo brucia torrido e il temporale e la pioggia non sono meno estremi dell'afa implacabile.  La notte è popolata da pipistrelli e il giorno da campagne sconfinate e masserie ai confini del mondo in cui vecchi oggetti si accumulano senza logica apparente.

Il sud che non si vede nelle foto di Instagram di Polignano a mare.  Il sud che non ci racconta quasi più nessuno: quello dei regolamenti di conti, della violenza inutile e fine a se stessa, degli impulsi brutali e della credulità popolare sconfitta dall'altra forma di credulità popolare: quella per i giustizieri della televisione.
Il sud che però a me piace di più così perché così me lo ricordo, da prima del turismo di moda degli ultimi anni. Mi piace perché è portato agli estremi ma è riconoscibile, e se una cosa la riconosci la puoi amare e salvare. 

Bello questo romanzo, in cui bestemmie in dialetto stretto, quello che mi riporta alle mie estati da bambina,  si alternano a momenti di poesia e lirismo che solo un grande scrittore sa unire.
Bello questo romanzo. Lo consiglio a chi ama il sud, quello vero, come lo amo io.




Nella perfida terra di Dio
Omar di Monopoli
Adelphi, 2017


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11.8.17

CAPITA A VOLTE CHE TI PENSO SEMPRE





Sul mio comodino trovano sempre posto il romanzo in lettura e una raccolta di poesie. Mi rappacifica col mondo, la poesia sul comodino.

Questa raccolta è di un artista giovane e molto conosciuto, che però ho scoperto solo grazie a queste poesie. Gio Evan ha uno stile leggero, i suoi versi parlano quasi sempre d'amore. Un amore felice, pulito, a volte tormentato ma mai straziante.





Una poesia contemporanea, fatta di riferimenti alla vita normale, a sogni fatti di abbracci e quotidianità.
Poesie brevi, piuttosto simili tra loro per contenuti e vocabolario, capaci però di regalarci qualche ora di sentimenti senza troppe pretese.




Una buona lettura estiva, una buona ispirazione per qualche messaggio a qualcuno su cui vogliamo fare colpo senza strafare.
La grafica è molto bella, chiara, pulita. Tra le poesie ci sono foto di versi attaccati con il nastro adesivo in contesti urbani. Ho apprezzato molto.


 

Capita a volte che ti penso sempre
Gio Evan
Fabbri Ed., maggio 2017
167 pagine



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4.8.17

PAPA' GAMBALUNGA


"Oh, ma che cosa serve discutere con te, un uomo!
Gli uomini non hanno logica e per convincerli si possono fare solo due cose: fargli un sacco di moine oppure trattarli male! E siccome non sono capace di fare la smorfiosa, mi sa che sarò ancora una volta sgarbata!"




Ecco un libro che avrei potuto fare a meno di leggere. Lo dico subito, così mi tolgo il pensiero.

E' la storia di una ragazzina che vive in orfanotrofio, non un orfanotrofio pessimo, ma non un posto in cui poter essere felici. Un anonimo benefattore decide di regalarle gli studi al college e pagarle tutte le spese necessarie per farle vivere agiatamente gli anni del college. Unica condizione che pone questo filantropo è che la ragazza gli mandi una lettera al mese per tenerlo aggiornato sugli studi, lettere alle quali lui non risponderà.
Sulle lettere della ragazza si compone il romanzo, dagli inizi degli studi, al sogno di diventare scrittrice, fino al conseguimento della laurea e alla scoperta di chi fosse il buon benefattore.
Il quale è un giovane di cui lei era già innamorata, e con il quale, si lascia intendere, inizierà una nuova vita.

Questa edizione del romanzo è la versione "raccontata" da Luisa Mattia, non l'originale, quindi mi aspettavo un'attenzione maggiore all'equilibrio dei ruoli tra maschio e femmina.

La protagonista dipende totalmente dal suo benefattore, un uomo, il quale le dice cosa deve fare e a volte glielo impone. Scrive come una bambina capricciosa anche quando è adulta e potrebbe comportarsi e scrivere come tale. Sogna di fare la scrittrice, ma non sapremo mai se lo farà: sappiamo che si fidanza con un giovane ricco, che le piacciono i vestiti alla moda, che ogni tanto bisticcia con le sue compagne.
Insomma: un'accozzaglia di stereotipi che si sarebbero potuti evitare, per esempio dicendoci se la ragazza avrebbe intrapreso una qualche carriera dopo la scuola, o se davvero poi ha restituito al filantropo il denaro che ha investito in lei.
Questa cosa del milionario che spende una fortuna per una giovane e poi la corteggia la trovo di uno squallore avvilente nel 2017, come è avvilente che lui non si esprima mai ma si limiti a leggere le lettere di lei.

Consiglio questo libro a un pubblico adulto che si voglia fare un'idea di cosa sono alcuni libri per ragazzini: mentre la questione di genere si fa sempre più urgente, ci sono storie che vengono ancora adattate e raccontate senza tenerne minimamente conto.


Papà Gambalunga
di Jean Webster
raccontata da L. Mattia
Giunti Junior, 2011
160 pagine












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28.7.17

JULES E JIM

 "Ho creduto che tu mi tradissi. Ti ho tradito. E' finita"


 


Il secondo romanzo della mia estate è un altro romanzo d'amore.
Siamo all'inizio del secolo scorso, Jules e Jim, due giovani scrittori di due paesi diversi d'Europa, sono grandi amici: condividono passioni, interessi, luoghi e donne.
Una in particolare: Kathe, moglie di Jules e amante di Jim, con il quale intesse una storia d'amore e di passione straordinaria.

I due si amano di un amore totale e crudele.
Si tradiscono, si lasciano, si scrivono, tornano assieme, si lasciano di nuovo e via di questo passo, dividendosi tra la felicità idilliaca della passione e l'impossibilità di farla durare.
Kathe ha due figli, è ricca, è bella, forte. Ha tutto quello che serve per tenere a sè gli uomini che la corteggiano. Ma lei torna a Jim, senza riuscire a restarci.
Come un uragano estivo, l'amore li travolge e fa passare l'arsura che l'ha preceduto, poi porta devastazione e poi ancora la quiete.

Jules, paziente, osserva questa danza d'amore e di disperazione che lega il suo amico e sua moglie e madre delle sue figlie. Osserva ma non può fare niente per salvarli.


"Per tutto il pomeriggio, lui aveva fatto a pezzi il suo amore. Lei rincollò quei pezzi con la gioia che mostrò nel ritrovarlo."

Sullo sfondo di tutto questo, l'Europa decadente degli ultimi imperi: i treni, le spiagge sul Baltico, Parigi, Venezia, Napoli. Tutto è vicino e tutto è esotico, sensuale, irripetibile.

Le donne che ballano nude, che sperimentano la libertà che qualche decennio dopo avrebbero rivendicato in piazza, che divorziano e desiderano figli con uomini che non sono i loro mariti, che si guadagnano da vivere con le loro opere. Gli uomini che le desiderano e le tradiscono ma non le giudicano.

C'è una forte modernità in questa storia. La relazione tra Kathe e Jim, in particolare, potrebbe essere quella che ci raccontiamo tra amiche anche oggi. Le lettere scritte sull'impeto della passione e poi imbucate e poi maledette e rinnegate quando è troppo tardi, non sono affatto diverse dai messaggi che scriviamo e su cui premiamo invio, salvo poi cercare in rete "come cancellare un messaggio e non farlo arrivare su whatsapp".

Il personaggio di Kathe vale da solo la lettura di tutto il romanzo. Mi è piaciuta e mi ci sono riconosciuta molto più di quel che vorrei. Kathe ama in un modo non convenzionale. Ama come si va in guerra, e non trova pace.


"E' bello non avere nè contratti nè promesse, e fare affidamento, un giorno dopo l'altro, solo sul proprio amore. Ma quando soffia il dubbio, si brancola nel vuoto."

Consiglio questo romanzo a chi ama le donne dal temperamento forte, a chi crede che l'amore sia la serenità del quotidiano ma è attratto da storie estreme.




Jules e Jim
di Henri-Pierre Roché
a cura di Ena Marchi

Ed. Adelphi










(Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma)

21.7.17

GROPPI D'AMORE NELLA SCURAGLIA



"Lu munno iè nu battaglio de bellezza e de pauro"


C'è una città e in questa città, di notte, Scatorchio si ingroppa d'amore con Sirocchia. Si ingroppano al buio, perché lei è brutta e lui la immagina bella.
Nella città il Sindaco fa mettere una discarica con la promessa di installare un ripetitore per la televisione sul campanile.

La gente insulta il Sindaco perché non vuole la discarica. Cicerchio, innamorato di Sirocchia, è il capo dei "ribelli". Ma Scatorchio, per reazione, difende il Sindaco, convince la cittadinanza, alla fine si fa la discarica.
Sirocchia però è arrabbiata e va con Cicerchio, che la ama con la luce accesa, per quella che è. Lei manda via Scatorchio e lui cerca stratagemmi per tornare con lei: vende parabole alla gente del paese per rendere inutile il ripetitore, vuole mettere perfino una bomba sul campanile col ripetitore.
Con la parabola di Scatorchio una vedova scopre che il marito non è morto: sta in televisione con le donne nude. Anche lei soffre lu doglio d'ammure.
Alla fine la città resta deserta, diventa una gigantesca discarica dove solo Scatorchio vaga per dimenticare l'amore e forse per ricominciare l'amore con una donna conosciuta nella discarica putrida


INTERMEZZO  DEI DIALOGHI CON GESU'
Tra un evento e l'altro, Scatorchio parla a Gesù, a Dio, alla Madonna. Vuole sapere perché Gesù non è stato capace di conquistare il mondo e dargli giustizia, ma nasce ogni anno, vigliacco e incapace come l'anno prima.


INTERMEZZO CON GLI ANIMALI
A fare da intermezzo alla storia ci sono delle stupende descrizioni di animali comuni: ogni animale è un tipo umano. Ognuno ha dentro di sé la propria forza e soprattutto la propria dannazione.
Il gatto è un aprofittatore buono a nulla, incapace perfino di volersi bene, tanto che per superare il suo non amore per se stesso è alla continua ricerca d'amore dagli altri.
Il sorcio pantecano desidera a tal punto le carezze che danno al gatto, che si fa mangiare dal gatto per farsi accarezzare attraverso la pancia del nemico.
Il cane è servo dell'uomo e ne finisce ucciso.
Il gabbiano non trova pace perchè non è mai dove vorrebbe essere, è inseguito dal ricordo del mare, da se stesso, da tutto quello che vuole fuggire per andare non sa dove.
Il pipistrello governa la paura e non invidia la bellezza del mondo, è cieco. Cieco finchè l'urlo di paura della donna gli svela la bellezza, e della bellezza lui muore.
Ce ne sono molti, ed è difficile non riconoscersi, non compatirli, non invidiarli a volte.

Io e le mie compagne Sputafavole nel reading- Portogruaro, luglio 2017


A CHI CONSIGLIO QUESTO LIBRO

Consiglio questo libro a tutti, perchè scava in passioni di una bassezza infima e ci porta in volo verso le vette più alte della poesia.
L'umanità è sola, tutti siamo soli in questo mondo corrotto e sporco, a forse è proprio in questo contesto che è possibile trovare la vera magia: nella discarica, si dice verso la fine, il profumo di un fiore lo senti meglio.
Con un gramellot che ha riferimenti dotti e bassi, passando dalla parolaccia all'invettiva colta e arrivando a un lirismo disperato, con una ambientazione che ricorda La Terra Desolata di T.S.Eliot, questo libro è forse uno dei migliori che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Non è di facile lettura, ma vale la pena provarci.

Dall'orrore ci si può salvare, ed assistere alla propria salvezza è meraviglioso. Perfino Gesù Cristo  torna ogni anno in questo mondo imbruttito: non può salvarci, ma torna. A noi non resta che fare come lui: riprovare, ritornare.

Ho avuto la fortuna di conoscere "Groppi d'amore nella scuraglia" partecipando a un reading in pubblico della Biblioteca di Portogruaro. Per me, leggere ad alta voce brani di questo piccolo gioiello è stato un vero onore e una grande soddisfazione.





Groppi d'amore nella scuraglia
Tiziano Scarpa
Einaudi,2005
(Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma)

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