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8.7.13

come insegnare ai figli l'amore per i libri

Io amo leggere, e come tutte le mamme lettrici spero di poter trasmettere ai miei figli questa meravigliosa passione. I miei figli sono ancora piccoli, e temo sia presto per dire se sono riuscita in questo intento, credo però di poter dire che almeno manifestano un notevole interesse per i libri, ed è già un buon punto di partenza.

la pila dei libri sul comodino dei piccoli

Il mio decalogo per far appassionare i bambini alla lettura è questo:

1) creare il rituale della lettura, io leggo per loro tutte le sere prima della nanna. Quando siamo in vacanza faccio lo stesso anche prima del sonnellino pomeridiano.
2) mostrarsi fieri della propria passione per la lettura: noi abbiamo sempre un libro da grandi e uno da bambini nella borsa, così durante un tragitto lungo o un'attesa imprevista non ci annoiamo.
3) raccontare ai bambini cosa ci piace di quello che stiamo leggendo e mostrare interesse per i loro racconti.
4) creare uno spazio per i libri dei bambini (nella mia libreria il ripiano più basso è quello per loro, che se ne servono quando vogliono).
5) creare uno spazio per la loro lettura (nella stanza dei libri e dei giochi c'è un divano in cui si stendono per leggere).
6) rispettare i loro gusti personali.
7) portarli alle letture animate di Nati per Leggere un paio di volte a stagione. Secondo me questo li avvicina soprattutto al teatro, dato che spesso dai libri traggono delle vere rappresentazioni sceniche, il che comunque è una cosa bellissima e certo male non può fare.
8) portarli in biblioteca a scegliere i libri da prendere in prestito.
9) insegnar loro che regalare e ricevere libri è un piacere, noi ne regaliamo molto spesso.
10) portarli in libreria e far capire che comprare libri è uno shopping intelligente.

Mia madre mi ha iniziato alla lettura quando ero una bambina, e non la ringrazierò mai abbastanza per questo, spero che i miei figli potranno dire lo stesso quando saranno grandi.
Da madre, posso solo ringraziare tutte le blogger che ogni giorno fanno recensioni, danno suggerimenti e condividono in rete il loro grande amore per la lettura. Mi sono sempre di grande aiuto nel mio percorso di crescita coi miei figli.

(Questo post partecipa al Blog Tank di Donna Moderna Bambino dal titolo "Come gli stai insegnando ad amare i libri o la lettura?")





27.5.13

invece della televisione

Questo mese su Donna Moderna Bambino si parla, giustamente, di televisione: ci sono ancora genitori,  ne conosco tanti, che usano la tv come una tata, e nell'articolo si dice bene quanto questo sia sbagliato. Io credo che la televisione non dovrebbe essere una tata nemmeno per gli adulti, figuriamoci per i bambini.

A casa nostra non funziona così. A casa nostra di errori ne facciamo tanti, ma questo per ora ci manca. 
Non che noi siamo degli integralisti del NO-TV, gli estremismi mi insospettiscono sempre un po'. Noi guardiamo la televisione dai nonni, quando la nonna registra un film per bambini che ci godiamo assieme, in genere in una delle tante domeniche piovose dei nostri inverni.



I miei bambini (soprattutto Aurora) sono ancora troppo piccoli per guardarla da soli e noi non abbiamo tempo per sederci e fare da filtro a quello che vedono. Preferiamo fare qualcosa con loro: cucinare, fare giardinaggio, uscire con gli amici. Il tempo libero è sempre troppo poco perchè sia consumato davanti a uno schermo.
E i programmi che interesserebbero a noi grandi non sono adatti ai pupi: la politica, i film d'azione, i reportage sulla deriva ignobile che questo paese sta prendendo, nella migliore delle ipotesi li annoierebbero.
Quindi sapete che facciamo alla sera per addormentarci? Ci portiamo a letto un bel libro e ci raccontiamo le cose belle della giornata. La televisione può far da tata a qualcun altro. Noi siamo felici così.






5.5.13

bye bye culla

Il blogtank del mese di aprile di Donna Moderna Bambino riguarda uno step che sancisce la crescita del bambino. O almeno così dicono sul lancio dell'argomento.
E come capita a volte, noi siamo un po' controcorrente.

Per noi non ci sono state "tappe" verso l'indipendenza, verso l'autonomia. I nostri figli crescono in maniera del tutto approssimativa, senza scaletta. Noi stiamo dando ai nostri bambini un'educazione a braccio, mettiamola così.
E questo non perché siamo genitori particolarmente attenti né particolarmente presenti, ma semplicemente crediamo che crescere sia un percorso che si fa assieme, senza un eventi prestabiliti e non avendo altri obiettivi che non siano la serenità di tutti.


Alla mia prima gravidanza ho letto il famigerato Fate la nanna di Estivill.
Avevo idee ben chiare su come avrei insegnato a dormire a mio figlio. Salvo poi cambiarle parzialmente dopo qualche mese dalla sua nascita e diametralmente un anno dopo, quando ho ripreso a lavorare e ho capito che tenerlo con me nel lettone mi avrebbe evitato faticosi risvegli continui.
Quando è nata la nostra seconda bambina abbiamo deciso di prendere la cosa come veniva senza fare progetti a lungo termine.
 
La piccolina ha dormito nella culletta a fianco al nostro lettone per i primi mesi, mentre il grande stava ancora con noi. Poi lei ha deciso che non voleva più stare sola e abbiamo scelto di metterli a dormire assieme in un lettone nella loro cameretta.
Ora che hanno uno sei anni e l'altra quasi tre, si addormentano nel loro lettone dopo aver ascoltato l'immancabile libro della buonanotte.
Ogni tanto il grande ha ancora risvegli notturni, la piccola no. 
Non voglio dire che quei risvegli dipendano dall'abitudine iniziale di tenerlo separato da me, ma non mi sento nemmeno di escluderlo totalmente. 
Ogni famiglia trova le sue strategie e i suoi metodi per vivere sereni. Noi l'abbiamo fatto senza ansia, senza il "si fa così" che a volte sento difendere da alcuni genitori.
Ognuno ha i suoi tempi, e presto verrà anche il tempo per dividere i piccoli e farli dormire in letti separati. Non sarà uno "step" ma solo un'altra cosa bella da fare assieme perché sarà il momento.

25.3.13

rosa (non) è femmina

Il tema del Blog Tank del mese di marzo di Donna Moderna Bambino propone un tema che mi sta molto a cuore: il rosa è femmina? Per me è no, e vi spiego perchè.

Sono mamma di un maschio e di una femmina.
Ma prima di tutto sono una femmina io, figlia di una donna che non mi ha mai vestita di rosa. Certo negli anni settanta non si usava. Negli anni settanta una bambina era una bambina, non una femmina.  E per avere la controprova guardate le foto di quando eravate piccole, se avete superato i 35 anni: jeans, magliette rosse o blu, scarpe da ginnastica e certo non scarpe coi tacchi come ho visto (inorridendo) in alcune vetrine di negozi per l'infanzia.

Date un'occhiata alle foto che ho trovato in alcune riviste di fine anni '70: bambine e bambini vestiti degli stessi colori, senza far distinzione tra maschi e femmine:





Ora invece maschi e femmine sono maschi e femmine dalla nascita, l'ha deciso il marketing e noi tutti dietro, credendo un po' ingenuamente che sia giusto, e forse lo è, ma fino a che punto?
Perchè si dà il caso che tutto questo vada a svantaggio delle bambine, nate con la vocazione a pulire casa, a cucinare (non a fare le cuoche, per quello ci sono già i maschi), a essere belle a ogni costo. L'apartheid dei giochi inizia dai volantini delle offerte dei giocattoli, continua nei negozi divisi rigorosamente in reparti per maschietti e femminucce, trova la sua apoteosi in camerette rosa confetto per le bambine e adorne di dinosauri e altri esseri col grugno nelle camerette dei loro fratellini.
Il rosa è considerato il colore delle femmine, ma azzurro non è il colore dei maschi, ai quali stando ai pubblicitari e ai media si addicono tutti i colori, tutti tranne uno.

Ma il rosa è solo un colore. Non facciamone un mezzo per ghettizzare le nostre figlie. Non diciamo loro che il loro mondo è solo rosa, perchè è una menzogna: loro non diventeranno principesse, non saranno belle per sempre e non sarà la bellezza l'unica loro virtù. E se non sognano un mocio nuovo per Natale ma un telescopio come i loro cugini tanto meglio.
Le nostre figlie saranno qualsiasi cosa decidano di essere, che ci piaccia o no.
Le nostre figlie nascono in un paese che fa dell'uguaglianza tra i sessi uno dei primi punti della sua meravigliosa e maltrattata costituzione.

Liberiamo i nostri figli dalle gabbie strette e anacronistiche del colore. Abbiamo superato quella del bianco e nero, non vogliamo rifugiarci in quella non meno assurda del rosa e del non rosa.

Io coi miei figli ce la sto mettendo tutta. Sono maschio e femmina, sono facilitata in questo rispetto alle mamme di sole femmine o soli maschi. Ma a mio figlio non ho mai impedito di giocare con le bambole, nemmeno prima che nascesse la sua sorellina. A mia figlia non mi sognerei mai di dire che non deve giocare con le macchinine. Gli unici indumenti rosa che ha sono quelli che mi hanno passato le mie amiche o che le sono stati regalati.

A casa nostra facciamo restistenza sulla questione di genere, per noi è una questione fondamentale.
Il mocio lo usa il papà e la mamma torna tardi la sera, per dirne una.
Gli stereotipi non ci assomigliano.
La vita è troppo breve e troppo bella per essere di un colore solo.





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